Bottiglie aperte 2018: i migliori assaggi della due giorni milanese

MILANO – E’ stata un successo l’edizione 2018 di Milano Bottiglie Aperte, che quest’anno ha inaugurato la prima Milano Wine Week. Oltre cinquemila persone in due giorni hanno potuto degustare le etichette di 250 espositori. Ecco una nostra selezione delle migliori, suddivise per tipologia.

SPUMANTI
Linea Champagne Marguerite Guyot
. Non è da tutti riuscire a trasformare un vino nella perfetta rappresentazione del produttore. Un’opera d’arte che caratterizza, invece, le etichette di Florence Guyot. La storia di questa Dame -metà italiana, metà francese – è fatta di carattere e determinazione, ma anche di garbo ed eleganza.

Elementi che si ritrovano tutti nella preziosa gamma di Champagne Marguerite: la Trilogie Charnelle (Cuvée Désir, Cuvée Séduction, Cuvée Passion), Fleur de Flo e la Trilogie Spirituelle (Cuvée Extase più due nuove cuvée in uscita).

Su tutti segnaliamo la Cuvée Séduction (Blanc de Blancs 30% 2009 – 70% 2010, sboccatura novembre 2017), che esibisce con grande schiettezza lo Chardonnay di Damery. Ancor più prezioso è il Blanc de Blancs Grand Cru 2004 di Marguerite Guyot: pasticceria, nocciola, frutta candita e agrumi prima di una chiusura preziosa, dominata da note erbacee elegantissime.

Per gli amanti degli Champagne ancora più verticali, ecco il Blanc de Blancs Grand Cru 2002 in cui la componente minerale si fa quasi salmastra al naso, ad anticipare un palato giocato su iodio e agrumi. Una maison che dà del tu allo Chardonnay, insomma.

Vino spumante Brut 2014 “Bolla d’oro”, Kandea – F.lli Tullio Cataldo. Una cantina “campana” prestata alla Puglia. Potremmo definire così l’opera di Kandea nella “terra di mezzo” di Candela (FG). La cantina è situata al punto di incontro fra tre province: Foggia (Daunia), Potenza (Vulture) e Avellino (Irpinia). La geografia incide ampiamente nei calici, che dimostrano – in base alla tipologia – inflessioni pugliesi, campane e lucane.

Premiato anche dall’importante concorso Radici del Sud, “Bolla d’Oro” è uno spumante base Bombino bianco (80%) Falanghina (10%) e Greco (10%), prodotto col metodo Martinotti. Sorprende sin da subito per la sua positiva evoluzione, a dimostrazione che non tutti gli Charmat sono da bere in fretta. Anzi.

Perlage fine e persistente e naso di lievito – che fa pensare a un Metodo classico – sono il biglietto da visita di “Bolla d’Oro”. Uno spumante che si apre su note fruttate mature ma garbate, con sbuffi balsamici e minerali. In bocca, i 7g/l di “dosaggio” sono ben amalgamati al sorso, che risulta ampio e intenso. Lunghissimo il finale.

Frizzante Metodo ancestrale non filtrato, Marchese Luca Spinola. E’ il “Marchese col fondo”, ottenuto da uve Cortese solo in particolari annate. Un ancestrale davvero sensato, che stacca molte altre etichette di una gamma di spumanti ormai inflazionati. Chiunque, ormai, produce un ancestrale. In pochi lo fanno così bene.

Convince per la capacità di valorizzare il varietale del Cortese, la grande uva di Gavi che dà vita a vini longevi – ovviamente bianchi fermi – a Denominazione di origine controllata e garantita. Chi vuole accaparrarselo deve fare in fretta: ne restano solo 600 bottiglie della vendemmia 2017 (circa 6 euro il prezzo in cantina). Nel 2018 questo vino non è stato prodotto da Marchese Luca Spinola.

Vsq Brut Cuvée Paradiso 2014, Quintopasso. Una produzione, quella di Quintopasso, che rispecchia il desiderio di qualità assoluta della quinta generazione della famiglia Chiarli (i cugini Carlo, Giorgio, Stefano, Giovanni e Tommaso). In particolare, Cuvée Paradiso 2014 è un Metodo classico base Chardonnay (80%), con un tocco fondamentale di Lambrusco Sorbara (20%).

Fondamentale perché è il Sorbara a calibrare e dare il ritmo a un sorso più che mai dinamico. Un Brut affascinante, dosato al minimo (al limite dell’Extra Brut) per esaltare le tipicità intrinseche di questa varietà di Lambrusco.

VINI BIANCHILinea vini Terenzuola. Due Colli di Luni Doc memorabili quelli di Terenzuola, cantina di Fosdinovo (Massa-Carrara) condotta da Ivan Giuliani. Si tratta del Vermentino Superiore “Fosso di Corsano” e del blend “Permano”, ottenuto per il 50% da Vermentino e per la parte restante dall’assemblaggio di una trentina di uvaggi a bacca bianca. Una rarità.

Vigne fino a 60 anni per “Fosso di Corsano” 2017, vino di grandissima prospettiva futura (l’assaggio in masterclass della vendemmia 2015 dimostra quanto il vetro faccia bene a questa etichetta). “Permano” sarà invece un un Igt Costa Toscana, dal prossimo anno.

E’ il vino che ha dato il via al recupero di una straordinaria platea di autoctoni allevati da Terenzuola tra la Liguria e la Toscana. Trebbiano Rosa, Malvasia lunga di Candia, Durella, Bracciola, per citarne solo alcuni. Impronta erbacea netta al palato e al naso (timo, maggiorana, rosmarino, salvia) con acidità prorompente e finale lunghissimo. Vino da applausi.

Linea vini Francesco Moser. Specialista in Metodo Classico Trento Doc, la cantina del grande ciclista Francesco Moser, classe 1951, presenta anche una linea di vini bianchi fermi di tutto rispetto. La filosofia è chiara: dare centralità ai vitigni del Trentino, illuminando il calice di tipicità, senza cadere nella banalità commerciale.

La linea si chiama “Maso Warth”. Riesling Renano, Gewurztraminer e Moscato Giallo sono caratterizzati da una verticalità apprezzabilissima. Uno stile riservato anche alle due varietà aromatiche. Non è da tutti.

VINI ROSSIVerticale 1998-2015 Chianti Classico Docg Riserva, Agricola Querciabella. Non ha bisogno di presentazioni la cantina di Greve in Chianti (FI), tra le prime in Italia ad adottare pratiche di viticoltura biologica (1988) e biodinamica (2000). Scelte di “campo”, non di marketing. L’esito della verticale di Bottiglie Aperte dimostra la costanza di una cantina patrimonio dell’enologia italiana.

1998. Frutto vivo e, al contempo, grande maturazione dei terziari, con spunto minerale e vegetale (macchia mediterranea) favorito da un 15% di Cabernet. Un vino ancora sulla cresta dell’onda, infinito.
2011. Frutto rosso maturo e al contempo croccante: sembra di masticarlo, dalla buccia alla polpa. Naso “caldo”, che anticipa una bocca potente, giocata ancora sull’equilibrio tra le diverse maturità percepibili.
2013. Altro vino “caldo” sin dal naso, ma con un’impronta vegetale più marcata, che richiama la macchia mediterranea. Il frutto è sempre evidente, in primo piano. La chiusura, sulle note “animali” del Sangiovese, è tipicissima.
2014. Il più “timido” dei Chianti Classico di Querciabella in degustazione. Ci mette un po’ ad aprirsi, su note fruttate garbate e un verde fenolico che porta alla memoria la vendemmia difficile. Solo 4 mila le bottiglie prodotte a dispetto delle consuete 10 mila, senza l’apporto dei vigneti di Radda. La gran concentrazione del sorso evidenzia ed esalata la selezione maniacale effettuata in campo: chapeau.
2015. Sulla scorta del 2014, naso non proprio esplosivo che vira (ancora) inizialmente sulla macchia mediterranea più che sul frutto. Soffi di zafferano e di spezia completano il quadro olfattivo. In bocca conferma le attese: un vino giovanissimo, destinato a diventare immenso. Il tannino è vivo, ma al momento smorzato da un’alcolicità evidente.

Linea Barbaresco Docg Marchesi di Gresy. Barbaresco da singole parcelle di un versante più vasto. Si tratta di “Martinenga” 2015, “Gaiun” 2014 e “Camp Gross” 2013. Un crescendo di sensazioni, con la Riserva “Camp Gross” ancora giovane ma di grandissima prospettiva.

Il Nebbiolo più caratteristico è quello espresso da “Martinenga”, perfetto mix tra frutto, terziari e una punta di mineralità che lo rende ancora più elegante. “Gaiun”, per via dell’annata e di uno stile che punta molto sulla rotondità, è il più concentrato e carico.

Ughetta di Canneto 2017, Quaquarini. Vecchia conoscenza per i lettori di Vinialsuper, l’Azienda Agricola Biologica Francesco Quaquarini. A Bottiglie Aperte, oltre all’ottima gamma di vini dell’Oltrepò pavese, Umberto Quaquarini sorprende con uno dei vini più rari prodotti in purezza in provincia di Pavia: l’Ughetta di Canneto. Un vino dalla beva semplice ma robusta. Rustico, ma al contempo capace di mostrare note eleganti di spezia.

Un mix di caratteristiche riscontrabili in poche varietà autoctone “minori”, spesso vinificate in blend proprio per compensare alcune “lacune” del vitigno. Un’etichetta che dimostra il grande attaccamento alla tradizione e al territorio della famiglia Quaquarini, portabandiera dell’Oltrepò “sostenibile” e di qualità.

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Profilo autore

Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c'è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, oggi dirigo #vinialsuper. Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle "cause perse", vivo l'informazione come una missione di vita. E anche per questo ci bevo su

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