“Buongiorno Oltrepò Pavese”. Ma la “sveglia” del Consorzio suona a vuoto

emanuele bottiroli buongiorno oltrepo paveseDicono che ci siano due modi per recepire un mantra. Capirlo e farlo proprio. O riconoscerne semplicemente il suono. Sbuffando. Dopo la terza nota uguale. Quello che sta avvenendo in Oltrepò pavese, patria italiana del Pinot Nero, con la massiccia opera di “comunicazione quotidiana” condotta da Emanuele Bottiroli – direttore e segretario del Consorzio di Tutela – mostra perfettamente entrambe le facce della medaglia.

“Buongiorno Oltrepò Pavese” è il nome della “rubrica quotidiana di Emanuele Bottiroli dedicata all’Oltrepò Pavese in onda tutti i giorni alle 8.15 su Facebook”. Iniziativa lodevole, che ha l’obiettivo di sotterrare gli scandali che (un anno sì e l’altro pure) attraversano questa martoriata terra di grandi vini, a suon di good news. Ma siamo sicuri che siano davvero buone notizie quelle che arrivano dall’Oltrepò? Per rispondere, tocca scomodare gli inglesi, oggi impegnati in faccende meno importanti, tipo la Brexit. No news is good news, dicono oltremanica. E quanto hanno ragione.

Il mantra di Bottiroli, di fatto, rischia di trasformarsi in un vero e proprio boomerang per tutta la viticoltura oltrepadana. Frasi come “al vino dell’Oltrepò pavese servono nuove piazze su cui imporsi”, “la voglia della metropoli (Milano, ndr) di scoprire il nuovo Oltrepò Pavese”, “spesso c’è stata una battaglia controproducente tra diversi modelli aziendali: produttori, imbottigliatori, vinificatori”, “oggi ci sono nuovi mercati su cui vincere“, “il Consorzio Tutela vini Oltrepò Pavese è impegnato in un grande riposizionamento sul canale Horeca, in particolare milanese”, “per fare valore e fare marketing delle nostre migliori produzioni”, al posto di dare la sveglia, rischiano di avere un solo altro risvolto: porre l’accento sull’esistenza di un problema.

Un problema bello grosso, considerata l’insistenza con la quale la rubrica di Bottiroli va “in onda” su Facebook. Sempre sul filo delle stesse note da cardiogramma piatto. Non siamo soliti a pezzi d’opinione. Ma veder andare in malora un territorio che, per provare a cambiare, utilizza solo parole al posto dei fatti, ci dà la forza e il coraggio di metterci in prima linea. Per l’Oltrepò Pavese del Vino. Per l’Oltrepò Pavese dei produttori garbati. Per l’Oltrepò Pavese che vuole cambiare davvero. Coi fatti. Magari iniziando da una rivoluzione tra gli uffici del Consorzio, auspicata da molti. Una rivoluzione che porti unità d’intenti e unità di vedute. Una rivoluzione che trasformi il Pavese da serbatoio a pompa di benzina. Per Facebook, ci sarà sempre tempo. Domani. Magari tutti assieme.

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