Ca’ D’Gal: il Moscato che vive a lungo

“Portare il Moscato fuori dal Panettone”. Bastano queste parole pronunciate da Alessandro Boido, patron di Ca’ D’Gal, per farti capire in un istante che non sei di fonte ad una banale degustazione del noto vitigno aromatico, simbolo del Natale.

Ed infatti l’evento organizzato lo scorso 6 giugno presso il Ristorante Liberty di Milano ha più il sapore di una scoperta che non quello di una verticale.

Sei i vini presentati da cantina Ca D’Gal di Santo Stefano Belbo (CN), tutti a base Moscato bianco di Canelli. Differenti vinificazioni, differenti cru, differenti annate. Per dipingere il quadro che non ti aspetti.

LA DEGUSTAZIONE
Apre le danze l’Asti Spumante, annata 2017. Uno spumante fresco, immediato ma non semplice. Profumi di frutta bianca, fiori di sambuco, salvia ed agrumi. In bocca il perlage è leggero e non invasivo accompagnando il sorso. Nella sua semplicità, nell’essere la prima proposta della cantina, è già evidente il marchio di fabbrica. Un vino che accompagna bene la tartare di ombrina proposta da Liberty.

Lumine 2017. Tappo raso, carbonica appena accennata. Un moscato fresco ed intenso in cui prevalgono le note floreali e di erbe aromatiche come rosmarino e salvia. I sentori fruttati si aprono in bocca, nel retro nasale, accompagnando la persistenza.

Il terzo assaggio è il primo dei cru. È il Sant’Ilario, ottenuto da vigneti a doppia esposizione per garantire la perfetta maturazione di tutti i grappoli. Al naso risulta subito diverso dai fratelli minori. Più largo e profondo con ricche note di frutta bianca e di miele. In bocca è sostenuto da una viva acidità che lo rende scorrevole ed agile al sorso. La buona sapidità e la cremosità della carbonica riempiono il palato.

Chiude la degustazione una mini verticale del più importante cru della cantina: Vite Vecchia. Già il nome ci dice molto sul cru ottenuto, appunto, dalle viti più vecchie (finanche a 70 anni). Un vino che mette nello stesso calice tanto metodi di vinificazione ed affinamento legati alla tradizione (lieviti autoctoni, lungo affinamento sotto sabbia per mantenere costanti le condizioni) quanto un approccio moderno (criofermentazione, e le esperienze maturate da Alessandro nei suoi enoviaggi in Francia e Germania).

Tre le annate presentate. Apre il 2014. Grande complessità al naso. Ricco di note fruttate, miele d’acacia ed erbe aromatiche. In bocca è pieno, rotondo, morbido. Dolcezza appena accennata e ben vestita dall’acidità.

Segue il 2012 che si conferma nella scia del precedente. Aumentano le note grasse di miele, calano quelle di frutta fresca ma il file rouge è evidente.

Chiude il 2008. Ma è moscato? Al naso una profondità che non ti aspetti. Miele, frutta srumatura, un filo di spezia dolce finanche ad una nota di idrocarburo del tutto inattesa. Complesso, ricco, coinvolgente. Segno che davvero col moscato non se debba per forza fare solo “vino da panettone”.

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Profilo autore

Giacomo Merlotti
Giacomo Merlottig.merlotti@vinialsupermercato.it
Ingegnere per formazione, manager per professione, sommelier per passione. Un amore ardente per il whisk(e)y che fluisce attraverso birra e vino. Grande curiosità e voglia di conoscere, che si traduce in voglia di condividere. Perché condividere la cultura arricchisce tanto chi riceve quanto chi dona. Slàinte!

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