Cavit, bufera al vertice: Lorenzo Libera Bruno Lutterotti

TRENTO – Neppure il tempo di festeggiare l’incremento di 7 milioni del fatturato per l’ormai ex presidente del colosso trentino Cavit. Bruno Lutterotti (nella foto) è stato destituito per far spazio al vertice a Lorenzo Libera della cantina di Avio, una delle dieci consociate della cooperativa che raggruppa 4.500 viticoltori.

Una vera e propria bufera ai vertici del consorzio di Ravina (TN), che registra ricavi netti per oltre 182,5 milioni di euro – in incremento del 2,6% sull’esercizio precedente – e una quota export pari all’80% della produzione.

Secondo voci di corridoio, Lutterotti sarebbe stato silurato per via della sua ferma battaglia sulla sostenibilità ambientale della produzione, che non metterebbe d’accordo tutta la base sociale. Un obiettivo centrato invece da altre rinomate aziende vitivinicole trentine operanti nella grande distribuzione, come Ferrari e Mezzacorona.

Ma in una nota all’Ansa, il neopresidente di Cavit minimizza: “Il cambio alla Presidenza Cavit ha suscitato un ingiustificato scalpore all’insegna di un personalismo eccessivo, concentrando da parte di alcuni un’attenzione univoca sul tema specifico della sostenibilità che, seppur importante, è uno degli aspetti su cui ci concentriamo”.

“Peraltro – continua Libera (nella foto, sotto) – l’impegno di Cavit nei confronti della viticoltura sostenibile è iniziato parecchi anni fa, fin dal 2010 con il lancio del progetto Pica, con il quale siamo stati pionieri in Italia su questo importante fronte”.

“Per quanto riguarda le pratiche di coltivazione – aggiunge il presidente della cooperativa – il nostro intento è quello di proseguire nella direzione intrapresa che vede da tempo le nostre cantine impegnate nell’adeguamento delle pratiche agricole all’insegna di una sostenibilità sempre più avanzata”.

“Ribadisco che tutte le cantine associate Cavit hanno aderito alla certificazione SQNPI, Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata – conclude Libera – recependo il protocollo volontario per la produzione integrata e sostenibile. Chi parla di passi indietro e semina allarmismi è male informato, e tali interventi non fanno che generare inutile confusione”.

Cavit rappresenta più del 60% di tutta la produzione trentina, ma il Bio non riguarda tutta la produzione. Anzi. Lo stesso Libera definisce testualmente la certificazione “una tendenza ancora di nicchia“.

IL FATTURATO
Tornando al fatturato, sono gli Stati Uniti a dare particolari soddisfazioni a Cavit, che risulta “il marchio di vino italiano più diffuso”. Positivo il mercato interno italiano, dove Cavit ha visto complessivamente crescere grazie al significativo aumento della gamma degli spumanti Metodo classico Trento Doc e Charmat, cresciuti a doppia cifra (+14% circa).

Una conferma del favorevole trend del comparto, dove domina il marchio Altemasi. Cavit premiata anche dal canale della distribuzione moderna (Gdo) cui è dedicata la linea “Mastri Vernacoli”.

Anche qui crescita a doppia cifra (+15% circa), nettamente superiore all’andamento del settore. Quote di mercato da leader per la coop trentina, con le due referenze Müller e Gewürtztraminer tra le prime cinque del mercato.

Sull’estero, crescita a doppia cifra per Russia e Canada, rafforzamento in Gran Bretagna, Germania e Austria. Continua il consolidamento dei vini Cavit anche in Cina. Qui, a seguito dell’accordo siglato lo scorso aprile con il Gruppo Cofco, è iniziata la distribuzione su larga scala.

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Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c'è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, oggi dirigo #vinialsuper. Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle "cause perse", vivo l'informazione come una missione di vita. E anche per questo ci bevo su

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