Federalismo del vino in Oltrepò: Regione Lombardia apre alla revisione dei Consorzi

MILANO – “Affronto il tema dell’Oltrepò pavese con fiducia, cautela e impegno. Ci ho messo la faccia sapendo che molti, prima di me, ci hanno rinunciato. Ma credo sia un comparto dalle potenzialità enormi”. L’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, Fabio Rolfi, interviene in esclusiva su Vinialsuper.

Il tema sono gli scossoni in atto all’interno e all’esterno del Consorzio di Tutela Vini oltrepadano. Un’areale che ingloba il 60% del vigneto lombardo. Rolfi difende le scelte intraprese e conferma l’interesse della Regione alla discussione sui meccanismi di rappresentatività nei Consorzi.

Assessore Rolfi, non le pare che dando il la ai tavoli di Denominazione, Regione Lombardia abbia in sostanza messo il timbro sulle ataviche divisioni dei produttori dell’Oltrepò pavese?

L’Oltrepò pavese è un territorio dove si producono più varietà di vino, più denominazioni, con mercati in alcuni casi totalmente diversi, che incontrano gusti totalmente differenti dei consumatori.

Immaginare che queste varietà possano avere ambiti di autonomia gestionale per quanto riguarda le scelte sui disciplinari, piuttosto che scelte di promozione, ci pare possa essere una via giusta anche per ricomporre un consenso all’interno del Consorzio, cosa che è avvenuta la tavolo regionale. E utile per i singoli produttori dei singoli vini.

Un modo per ricompattare, dunque?

Dentro il Consorzio il voto è ponderato, nei tavoli varietali una testa vale un voto. Tutti contano uguale. Dove tutti contano uguale ci si unisce. Dove tutti contano in maniera diversa, si corre il rischio che il più grosso decida per tutti. E questa è stata la fattispecie che ha favorito le divisioni.

Qui si tratta di avere luoghi dove ognuno possa lavorare per sé, per le proprie caratteristiche, e un altro contesto come quello del Consorzio in cui ci si occupa delle competenze come controlli e marketing territoriale, ambito nel quale l’ente è stato sino ad oggi un po’ carente. La promozione del marchio e del territorio dentro la quale poi si trovano le varie tipologie di vino.

Quanto sarà lungo l’iter?

Ho dato tempi brevi. Ho chiesto alla presidenza del Consorzio un mesetto di tempo. Dovremmo trovarci i primi di novembre, affinché il Consorzio condivida e attui questa scelta del tavolo regionale, sia sul fronte dei tavoli varietali, sia sul codice deontologico, sia sui nuovi disciplinari. In modo tale da essere operativi in linea definitiva entro la fine dell’anno, quando avremo concluso il Progetto relativo alle promozione dell’Oltrepò, che Regione Lombardia finanzierà nel bilancio 2019.

Se si parla di nuovi disciplinari pare impossibile garantire tempi così brevi

I disciplinari sono già stati approvati dal Consorzio. Si tratta di capire se i tavoli varietali li confermeranno. Io penso di sì. La modifica dei disciplinari ha alimentato le recenti divisioni, perché non tutti l’hanno condivisa. Al tavolo regionale è emersa la volontà di dare un’ulteriore conferma ai disciplinari in occasione dei tavoli varietali. Ma io non posso obbligare nessuno. Sto dando uno strumento utile a facilitare il lavoro. Se i tavoli decideranno di modificarli, lo apprenderemo entro un mese

Non crede che l’azione di Regione di Lombardia in Oltrepò pavese sancisca quello che è ormai chiaro a tutti gli addetti del settore, ovvero la necessità di rivedere a livello nazionale il meccanismo di rappresentatività dei Consorzi? Una battaglia portata avanti sostanzialmente dalla sola Fivi, Federazione italiana vignaioli indipendenti

Questo è un tema che compete la politica nazionale. Dal mio punto di vista, una revisione e un’analisi critica di questi meccanismi andrebbe fatta. Bisognerebbe verificare se i meccanismi di rappresentanza siano ancora attuali rispetto alla geografia del vino di oggi. Andiamo sempre più verso una logica di distintività della produzione in bottiglia.

Comparti in cui tu hai soggetti che, per dimensioni storiche, possono avere un pacchetto di voti in grado di determinare qualsiasi decisione, rischia di essere un momento di frammentazione. Quindi una revisione non sarebbe una bestemmia, se non altro per aggiornali ai tempi. Questa è certamente una questione da porre sui tavoli nazionali al ministro competente.

Pensa di portare avanti questa battaglia come assessorato lombardo?

Questa è una sensibilità che in conferenza Stato-Regioni è già emersa. Anche in altre regioni d’Italia ci sono situazioni di criticità interne ai Consorzi, che nascono anche da questi sistemi di rappresentanza. Io credo quindi che ci sarà un momento di riflessione.

Detto questo, noi non possiamo aspettare di cambiare la norma nazionale per sistemare la situazione in Oltrepò. Anzi. Dobbiamo fare in modo che il Consorzio resti, non si disgreghi e abbia degli obiettivi comuni nella salvaguardia del territorio e delle varie specificità.

E’ un modo per salvare anche la capra e i cavoli dell’erga omnes?

Sì, esatto. E’ un sistema di tipo federalista. Salva l’erga omnes, salva alcuni obiettivi che devono essere giudicati dal punto di vista del territorio, non ultimo il marketing territoriale che oggi è l’essenza del comparto del vino. E qui c’è molto da fare.

Pensa che si possa arrivare in seguito a un superamento dei tavoli di Denominazione, nel nome dell’unità del Consorzio?

Io penso che i tavoli, se funzionano, possono restare validi. Parliamo di una facoltà del Consorzio, mai attuata prima. Se si è però prevista questa possibilità tanti anni fa, probabilmente già si era capito che in Oltrepò, per la sua diversità e vastità produttiva, ci potesse essere bisogno di questo strumento. Vediamo.

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Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c'è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, oggi dirigo #vinialsuper. Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle "cause perse", vivo l'Informazione come una missione di vita. E anche per questo ci bevo su!

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