Fivi, bufera Pievalta Barone Pizzini. Brescianini: “Trattati da latifondisti”

BRESCIA – “La Fivi deve dirci cosa è diventata. Con l’esclusione di aziende come Pievalta pare essersi trasformata in un club riservato a pochi fortunati, che hanno ereditato una cantina. Il latifondista è considerato un vigneron. Chi invece ha fatto sacrifici con dei soci per costruire un’azienda agricola passa per latifondista”.

Non usa giri di parole Silvano Brescianini, socio fondatore e direttore generale di Barone Pizzini, per giudicare l’esclusione della Srl Pievalta dalla Federazione italiana vignaioli indipendenti. La cantina marchigiana del gruppo Barone Pizzini è stata tagliata fuori in seguito all’assemblea dei soci tenutasi in occasione del Mercato 2017. Un provvedimento che, a distanza di un anno e a pochi giorni dal Mercato 2018, fa ancora discutere.

“Lo Statuto della Fivi – ricorda Brescianini – dice che l’associazione nasce per portare i produttori di uva a vinificare e imbottigliare le proprie uve. Il nuovo regolamento prevede che le società di capitali non possano più essere socie Fivi”.

“Ma nel settore del vino ci sono due possibilità: o ti chiami Pizzini di cognome e tuo padre ti lascia la cantina, o parti da zero, con investimenti ingenti. Non chiamandomi Pizzini – continua il general manager – mi sono trovato nelle condizioni di fare una cantina assieme a tante altre persone, che hanno deciso di investire i propri risparmi in una cordata. L’unico strumento a nostra disposizione era quello di una società di capitale”.

“Oggi mi ritrovo nella situazione paradossale di essere trattato come un industriale o un latifondista, per aver messo in piedi un’azienda agricola al posto di ereditarla. Il latifondista che ha ereditato dal papà la cantina e decine o centinaia di ettari viene invece considerato vigneron”, attacca Brescianini.

IL CASO
Pievalta, Srl al 100% di proprietà della nota cantina di Provaglio d’Iseo (BS), è tra l’altro una delle aziende più in vista della Fivi. Interprete di diverse etichette di Verdicchio dei Castelli di Jesi, tutte di altissima qualità. Una cantina certificata bio e Demeter, nel pieno rispetto della filosofia praticata da Barone Pizzini in Franciacorta.

“Siamo in democrazia – evidenzia ancora Silvano Brescianini – l’associazione ha votato a maggioranza un protocollo. Ma pongo una domanda: siamo proprio sicuri che sia la strada giusta? La Fivi rischia di diventare un club di soggetti che hanno avuto la fortuna di avere un papà vignaiolo”.

“Così facendo – aggiunge l’ad di Barone Pizzini – chi ha un’azienda di 300 ettari viene considerato piccolo. Chi ha quella da 50 ettari con altri soci è grande, perché non è da solo. Non ha senso, ma ce ne faremo una ragione. Sopravviveremo anche senza la Fivi. Ne abbiamo superate di peggiori”.

Peraltro, la stessa Barone Pizzini è in attesa di una ricevere una risposta in merito al proprio ingresso diretto nella Federazione italiana vignaioli indipendenti. “Non appena raggiunta la quota minima di vigneti di proprietà, abbiamo provveduto a richiedere l’iscrizione. Attendiamo un feedback da due anni”, evidenzia Brescianini.

LA REPLICA
Secca la replica della Fivi attraverso la presidente Matilde Poggi, intercettata nei giorni scorsi da Vinialsuper al Merano Wine Festival: “Non è una questione di dimensioni dell’azienda. Si tratta piuttosto del risultato del sondaggio effettuato nell’ultima assemblea generale. In quella sede si è stabilito che il socio Fivi dev’essere un agricoltore professionale“.

“Se si tratta di una società, la maggioranza deve essere in mano all’imprenditore agricolo a titolo professionale, a meno che non figurino famigliari nella compagine sociale. E’ stato anche stabilito che non può essere iscritta alla Fivi una società socia di altre società”.

“Le regole sono regole – continua Poggi – non è possibile che viga la discrezionalità, specie se si tratta di stabilire chi è dentro e chi è fuori. Le aziende, del resto, hanno tempo tre anni per mettersi in regola“. Due, per Pievalta, sono quasi passati. E Barone Pizzini non ha alcuna intenzione di trovare un escamotage per la cantina marchigiana.

“Quello che tengo a precisare è che la decisione dell’assemblea non è stata presa nei confronti di un socio in particolare. Mi dispiace molto per quelle aziende che, alla luce delle nuove regole, non saranno più in regola”.

D’altro canto, l’esclusione di Pievalta dalla Fivi potrebbe avere ricadute sulla Federazione, anche in termini politici. Se da un lato i Mercati Fivi registrano un crescente interesse da parte dei winelovers, dall’altro il peso politico della Federazione – a Roma come a Bruxelles – rischia di subire contraccolpi dovuti all’esclusione di importanti player.

Ma non secondo Matilde Poggi. “Il peso politico di Fivi è quello che ha saputo costruirsi in questi anni. La riconoscibilità che abbiamo ottenuto è il frutto delle battaglie combattute nel nostro piccolo”.

“La Fivi – conclude la presidente – non sta cercando di dire che vuole solo piccoli o solo grandi. Rappresentiamo una categoria e portiamo avanti gli interessi di questa categoria. E peraltro agiamo nell’interesse di tutti i produttori italiani di vino, non solo degli iscritti alla Federazione”.

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Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c'è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, oggi dirigo #vinialsuper. Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle "cause perse", vivo l'Informazione come una missione di vita. E anche per questo ci bevo su!

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