Kurtatsch, doppietta Freienfeld. Chardonnay e Cabernet Sauvignon nel nome del terroir

CORTACCIA – Molto più di due semplici etichette di vino. Lo Chardonnay e il Cabernet Sauvignon “Freienfeld” segnano il cambio di passo di Kellerei Kurtatsch. La cantina di Cortaccia punta in alto, affidando al mercato Horeca due Riserve dall’ottimo rapporto qualità prezzo. Vini che strizzano l’occhio a un consumatore attento, ma non elitario.

Si tratta del coronamento di un meticoloso progetto di valorizzazione delle microzone produttive, identificate tra quelle dei 190 soci conferitori. Un disegno che rispecchia il lavoro avviato da diversi anni dal Consorzio di Tutela Vini dell’Alto Adige.

Le modifiche ai disciplinari, in fase di approvazione definitiva, prevedono appunto l’identificazione di veri e propri “quartieri generali” destinati ai singoli vitigni, dopo l’identificazione di ben 87 specificità microclimatiche e orografiche che daranno vita alle menzioni aggiuntive.

L’attenzione non ricade a caso sul Comune di Cortaccia, sede del 70% della superficie vitata della cooperativa Kurtatsch. Un areale di 29 chilometri quadrati che presenta diversi “terroir“, tutti meritevoli di essere raccontati singolarmente nel calice. Un distretto unico in Europa per varietà, con la viticoltura che si è sviluppata in verticale, ad altitudini differenti. Dalla pianura sino ai 900 metri.

Le ultime release di Chardonnay Riserva 2016 e Cabernet Sauvignon Riserva 2015 Freienfeld, non a caso, vengono prodotte rispettivamente nelle colline esposte a sud-sudest (1,5 ettari a 300-500 metri slm, terreni calcareo silicei) e nei più caldi pendii di Cortaccia (1,7 ettari, argilla sassosa).

“L’ambizione della linea Freienfeld – spiega Andreas Kofler, presidente di Kellerei Kurtatsch – è ben precisa: Chardonnay e Sauvignon devono risultare vini adatti alla ristorazione e al consumatore finale. Vini che rappresentino il territorio, ma che al contempo non siano da collezione o d’elite. Saranno prodotti solo nelle annate migliori, a dimostrazione dell’attenzione che stiamo riservando alle singole aree produttive”.

A rendere ancora più uniche le due Riserve sono le etichette realizzate dall’artista altoatesina Margit Pittschieler, che ha saputo valorizzare due scene presenti sull’affresco della Tenuta Freienfeld, sede della cantina dal 1900 al 1923, nonché dell’attuale barricaia e dell’archivio enologico.

LA DEGUSTAZIONE
Lo Chardonnay Riserva 2016 e il Cabernet Sauvignon 2015 della linea Freienfeld sono stati presentati la scorsa settimana nella sede storica della cooperativa, a completamento di una verticale che ha messo in luce il cambio nello stile produttivo di Kurtatsch. Una cantina che oggi, sotto la guida dell’enologo Othmar Doná e del suo staff, può dirsi ai massimi livelli dell’enologia altoatesina.

E’ parsa chiara l’inversione di tendenza rispetto alla ricerca di compiacere tout-court il “gusto” del consumatore medio, perdendo di strada terroir e varietale. In particolare, le annate 1994, 1996 e 2000 di Chardonnay, con la preponderanza di sentori legati all’invasivo affinamento in legno (allora di moda), risultano molto più “tranquillizzanti” della vendemmia 2016, oggi in commercio.

Kurtatsch sembra aver puntato tutto su un gusto meno “facile”, che guarda alla verità del vitigno e alla sua massima espressione nel calice, senza condizionamenti di sorta. Le grandi trasformazioni del gusto, del resto, si compiono gradualmente. E Kurtatsch sembra essere già a un ottimo punto del percorso.

Chardonnay “Eberlehof” 1994. Barrique nuove per il 30%, il resto di secondo e terzo passaggio, tostatura media. Malolattica compiuta. Colore meraviglioso, giallo dorato, componenti burrose e agrumate, ma anche sbuffi di “verde”, quasi piccante. Spunto minerale netto iniziale, che poi si affievolisce sulla nota cremosa. Ingresso di bocca bilanciatissimo tra morbidezza e acidità. Bouquet giocato sugli agrumi. Gran pienezza in bocca nella parte iniziale e centrale, ma non complessissima la chiusura. La migliore delle 3 vecchie annate in degustazione.

Chardonnay “Eberlehof” 1996. Colore ancora più carico, impronta salata in bocca più marcata. Anche al naso, una nota salmastra. Qui lo spunto vegetale vira sulle erbe officinali. In bocca non proprio elegantissimo, con nota agrumata appuntita più che affilata. Anche la chiusura non è elegante come quella della vendemmia 1994, anche se il legno compensa in chiusura con la sua cremosità di vaniglia. Vino forse non in fase altissima al momento, ma tutt’altro che morto.

Chardonnay “Eberlehof” 2000. Cresce la “spinta” dell’acidità, rispetto alle precedenti. Il vino è più fresco. La nota burrosa è meno netta, specie in bocca. Fin di bocca non da campione. Il meno interessante e forse, nell’allungo ulteriore, il meno longevo. Un vino, in definitiva, nella sua fase di “scollinamento”. Ma le riserve sono così scarse che non è un problema.

Chardonnay Riserva “Freienfeld” 1996. Bel naso pieno, di agrume che ricorda il lime. Ricordi esotici che rimandano al frutto della passione e al mango, ma al contempo una nota verde e di buccia di pompelmo. Bell’ingresso di bocca fresco, verticale, ma non per questo snello. L’ossigenazione regala una nota balsamica, di erbe officinali, oltre a richiami vegetali vagamente piccanti. Retrolfattivo di lunghezza apprezzabile, giocato tra mineralità ed esotico dosato, elegante. Un vino giocato, specie in bocca, più in verticale che in orizzontale. Sarà sul mercato ad aprile ed è in bottiglia da metà marzo.


La curiosità sul Cabernet Sauvignon in Alto Adige affonda le radici nel 1989. Il confronto con le produzioni vicine è stato utile a comprendere le potenzialità del terroir di Cortaccia e la necessità di piantare nelle zone migliori.

Kellerei Kurtatsch ne alleva in totale 10 ettari, di cui 1,7 finiscono nella Riserva Freienfeld. Si tratta di particelle più calde e meglio esposte, con terreni in forte pendenza per la massima irradiazione, a un’altezza che varia dai 250 ai 350 metri sul livello del mare.

Vigne tra i 25 e i 30 anni di età allevate a spalliera, con rese basse che hanno contribuito, di anno in anno, all’innalzamento della qualità. La produzione è passata dagli 80 quintali all0ettaro ai 60 attuali. Fino al 1996 era previsto anche l’utilizzo di legni americani, anche se in piccole percentuali (botti nuove per il 20%). “Si usciva troppo presto sul mercato”, sostiene oggi Kurtatsch.

Cabernet Sauvignin “Freienfeld” 1992. Tipicissimo al naso, anche se tutt’altro che monocorde sul vegetale, con le sue note di cacao leggere. In bocca risulta pieno, pur essendo un vino giocato sullo slancio fresco e sulla mineralità. Chiusura su una nota netta di mela rossa matura.

Cabernet Sauvignon “Freienfeld” 1997: Al naso una nota di spezia ben più netta, unita a una verve alpina. Anche il colore sembra più carico e concentrato del precedente. Vino che in bocca esprime una pienezza entusiasmante e una progressione interessantissima di aromi. Il tannino vira sulla liquirizia dolce, per poi tornare importante in chiusura, dominata da note speziate eleganti. Gran bevibilità e gastronomicità per quello che è risultato il miglior Cabernet tra le vecchie annate in degustazione

Cabernet Sauvignon “Freienfeld” 2007. Vino in fase di stallo, sia al naso che in bocca. Si tratta del campione con le minori potenzialità di ulteriore invecchiamento. Monocorde e stanco su un corredo di spezia e di vegetale, pur non sgarbato.

Cabernet Sauvignon “Freienfeld” 2011. Colore carico, impenetrabile. Un vino consistente, sin dall’esame visivo. Percezione tannica maggiore delle precedenti, netta in tutte le fasi del sorso. E’ il tannino che accompagna verso una chiusura amarognola, che ricorda il rabarbaro. Interessantissimo il frutto, in connubio proprio con il tannino, mitigato dall’alcolicità solo in centro sorso.

Cabernet Sauvignon “Freienfeld” 2015. Un vino giovane, che darà il meglio di sé nei prossimi anni, fin oltre i 10. Naso in evoluzione, con sentori di frutta matura a completamento di un corredo di erbe di montagna e macchia mediterranea che non nascondono slanci minerali, iodici.

In bocca il tannino è presente, ma ben avvolto dalla frutta a bacca rossa matura: ciliegia e prugna sono nette. Finale tendente al balsamico, con rintocchi di un’alcolicità che deve ancora assestarsi al resto delle componenti. Vino da acquistare oggi e dimenticare in cantina, se possibile.

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Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c'è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, oggi dirigo #vinialsuper. Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle "cause perse", vivo l'informazione come una missione di vita. E anche per questo ci bevo su

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