Merano Wine Festival 2018: i migliori assaggi

MERANO – Una selezione della selezione. E’ quella che abbiamo realizzato in occasione del Merano Wine Festival 2018, appena conclusosi nella bella cittadina dell’Alto Adige (9-13 novembre). La kermesse organizzata dal Wine Hunter Helmuth Köcher ha messo in risalto parecchie eccellenze del Made in Italy del vino, comprese le vecchie annate.

Un’edizione di successo, che conferma Merano come teatro glamour del vino italiano. Azzeccata la scelta di puntare molto sul food, così come l’accostamento tra vino e distillati: i cosiddetti Spirits, sempre più al centro dell’attenzione, anche in ottica di abbinamento. Ecco dunque i nostri migliori assaggi tra spumanti, vini bianchi, vini rossi e rosati.

SPUMANTI
Brut Metodo Classico Millesimato 2012, Monsupello. Sua maestà il Pinot Nero, rappresentato da una cantina che da sola rimedia alle pecche (comunicative, comportamentali e imprenditoriali) di un intero territorio: l’Oltrepò pavese. Parliamo di Monsupello, a Merano con l’enologo Marco Bertolegni.

La magnum sta stretta a un nettare che si rivela esplosivo, sotto tutti gli aspetti. Naso scalpitante, di tipicità atavica, seguito da un palato che regala grandi emozioni. La parte del leone (90%) la fa il Pinot Nero, spumantizzato appunto nella sua prima terra d’elezione in Italia, seconda (nel mondo) solo alla Champagne.

Un 10% di Chardonnay ne ingentilisce il nerbo. Classe, potenza, struttura, balsamicità e sale: non manca nulla. Spumante immenso, con alte potenzialità di ulteriore maturazione positiva. Musica classica per il palato al Kurhaus.

“Cuvée Marianna” Extra Brut 2013, Arunda Sektkellerei. Uno degli spumanti più complessi in circolazione, capace da solo di valere il viaggio al MWF. Non a caso segnalata anche lo scorso anno tra i migliori assaggi, la Cuvée Marianna era presente all’edizione 2018 in versione magnum.

Chardonnay (80%, barrique) e Pinot Nero (solo acciaio) per un naso evoluto giocato su agrumi succosi, in frutto (arancia) e in fiore (bergamotto). Palato corrispondente, ampio, con nota iodata spinta e chiusura lunga, sulla liquirizia.

Trento Doc Riserva 2012, Letrari. Tiraggio 04/2013, sboccatura 07/2018. Un Trento Doc appena immesso in commercio, insomma, di grande slancio e prospettiva. Il dosaggio zero esalata le peculiarità del Pinot Nero e dello Chardonnay (60-40), conferendo al sorso un gran carattere.

Franciacorta Brut “Simbiotico”, Villa Crespia. Lo spumante sui generis degustato al Merano Wine Festival 2018, non solo per il “fascino” della mancanza della dicitura “Senza solfiti” e alla tecnica di produzione che lo rende adatto ai dogmi vegan. Un calice 100% Chardonnay che presenta la sostanza minerale della Franciacorta all’ennesima potenza.

Verticale Vsq Brut 2015/2014/2013, Lieselehof. Il bravo Julian pensa bene di offrire una mini verticale del Brut di casa Lieselehof (famiglia Werner Morandell), cantina altoatesina focalizzata sui Piwi. Di fatto si tratta di uno spumante „Methode Lieselehof“, un ancestrale ottenuto dalla varietà Souvignier gris.

L’ultimo immesso in commercio è il millesimo 2015, 30 mesi sui lieviti. Frutto intenso in ingresso, che poi lascia spazio alla mineralità. Nella versione 2014 (24 mesi sui lieviti) il corredo si inverte: ingresso dritto, minerale, e chiusura fruttata, esotica, dopo un naso giocato sulla macchia mediterranea (rosmarino).

Millesimo 2013 (24 mesi sui lieviti) interessante per l’evoluzione su note di pesca sciroppata, unite a richiami iodici coerenti con i precedenti assaggi. Bocca inaspettatamente verticale, salino, con ritorni esotici solo nella lungo retro olfattivo.

Una verticale tanto valida da convincere Julian Morandell a conservare in cantina alcuni lotti, in uscita nei prossimi anni. Il primo sarà un 60 mesi (500 bottiglie), in commercio tra il 2021 e il 2022. Il secondo sarà un 120 mesi sui lieviti: 200 bottiglie complessive, in vendita fra non meno di 7 anni.

Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene Docg, BiancaVigna. Dosaggio Zero “Rive di Soligo” 2015 e Brut Nature “Rive di Ogliano” staccano di gran lunga tutto il parterre dei Prosecco in degustazione al Merano Wine Festival 2018. E, soprattutto, mostrano le potenzialità della Glera: una delle uve più maltrattate d’Italia.

Bianca Vigna le lavora con rispetto, realizzando delle etichette che potrebbero competere – per certi versi – anche al cospetto di alcuni “primi prezzi” Metodo Classico. A completare il blend di “Rive di Soligo”, in piccolissime percentuali, anche Verdisio e Perera.

Etichette coraggiose, che incarnano alla perfezione il terroir ricco di calcare, nonostante la conservazione dei tratti aromatici che hanno reso famoso il Prosecco nel mondo. E nel frattempo BiancaVigna lavora alla prima etichetta di Metodo classico, in commercio nel 2019.

VINI BIANCHI
Igt Paestum Fiano 2017 “Pian di Stio”, San Salvatore 1988. Si fa presto a dire Fiano. Uno così, però, è merce rara. Siamo nel Parco nazionale del Cilento, nel Comune di Stio, in provincia di Salerno. Il cru si trova a 550 metri d’altezza e regala un calice tanto profondo da sembrare montano: fresco, balsamico, lunghissimo.

Toscana Igt 2015 Batàr, Querciabella. Strepitosi rossi e un bianco che lascia il segno per Querciabella, una delle prime aziende in Italia a ottenere la certificazione biodinamica. Blend suddiviso in egual misura tra uve Pinot Bianco e Chardonnay, che si fondono dopo la fermentazione in barrique, in seguito alla selezione dei migliori lotti.

Il risultato è un vino di corpo, tanto da sembrare un “Chianti in bianco”. Carico, intenso, fruttato, di un esotico suadente, si rivela al naso con sontuose nuvole fumé e mielose: note che si ritroveranno di lì a poco in un palato più che mai corrispondente. Un vino emozionante, così come l’assaggio della vecchia annata 1998, ancora in formissima.

Colli di Luni Doc Vermentino “Cavagino”, Lunae Bosoni. Fa parte della linea dei “cru” della cantina di Castelnuovo Magra (SP) il “Cavagino”, uno dei due Vermentino “top di gamma”. Certamente uno dei migliori vini in commercio oggigiorno, Made in Liguria.

Naso suadente e tipico con i suoi richiami alla macchia mediterranea, con timo e rosmarino in primo piano. Sbuffi iodici che ricordano il “profumo” delle onde, nei pressi degli scogli. Bocca corrispondente, fresca, salina, con evoluzione verticale e orizzontale, su note di frutta esotica e miele. Chiusura lunghissima e balsamica, con ultimo rintocco sulla nocciola.

Doc Friuli Colli Orientali Chardonnay 2015 “Ronco delle Acacie”, Le Vigne di Zamò. Uno Chardonnay friulano che strizza l’occhio alla Francia. Utilizzo del legno che merita ancora qualche anno d’attesa prima del raggiungimento dell’apice gustativo ed evolutivo. Ma le venature agrumate ed esotiche rendono Ronco delle Acacie 2015 un vino già godibile oggi. Invidiabile anche il rapporto qualità prezzo di questa etichetta.

Lugana Doc Santa Caterina “Mappale Storico 36”, Monte Cicogna. Un ettaro e mezzo per questo cru della zona storica di produzione della Lugana. Trebbiano di Lugana in purezza. Bel naso, elegante e fine. In bocca presenta un residuo zuccherino naturale che ammorbidisce la beva, senza stancarla, anche grazie a una freschezza invidiabile. Chiusura netta sulla mandorla. Perfetto se servito a una temperatura leggermente più alta della media, tra i 10 e i 12 gradi.

VINI ROSSI
Lambrusco di Sorbara 2017 “L’eclisse”, Paltrinieri. Un Lambrusco da bere dal secchio, senza troppi fronzoli. L’apostrofo rosa e nobile tra il vino e una birra di gran classe. Naso di fragolina non ancora matura e lampone, chiusura salina e di ribes, ben sorretta da una sapidità che invita al sorso successivo. E a un altro ancora.

Una delle forme più belle del Lambrusco di Sorbara dei nostri tempi, “L’eclisse” di Paltrinieri. Così come tutto il resto della produzione di questa straordinaria cantina di Sorbara (MO), che riesce a coniugare in maniera ineccepibile qualità e prezzo.

Sforzato di Valtellina Docg 2013 “dell’Orco” e Valtellina Superiore Inferno Docg 2015 “Ui’ 117”, Rivetti & Lauro. Due etichette che evidenziano in maniera esemplare lo stile della cantina, che punta a mettere nel calice una Valtellina godibile e bevibile sin dai primi anni dalla vinificazione, ma tutt’altro che banale.

Una Valtellina, insomma, che impone il frutto sul legno. Prontissimo l’Inferno 2015. Di prospettiva e di grande freschezza e balsamicità lo Sforzato 2013. Entrambi i rossi connotati da una spiccata eleganza, con prezzi franco cantina davvero interessanti (19 e 32 euro).

Verticale 2014/2013/2006/2001, San Leonardo . Cabernet Sauvignon, Carmenère e Merlot (60-30-10%) per uno dei vini più celebrati d’Italia. Due le vendemmie più convincenti. Su tutte la 2014: splendida la sua concentrata essenzialità, con una grande spinta minerale calcarea da vino in progressione, fusa alla perfezione con una freschezza unica nel panorama delle varietà bordolesi. In splendida forma anche la vendemmia 2001, tra le migliori annate di sempre della cantina trentina di Borghetto sull’Adige.

Irpinia Doc Aglianico 2016 “Terra d’Eclano”, Quintodecimo. Anteprima assoluta al Merano Wine Festival per questo strepitoso “esemplare” di Aglianico campano, che sarà posto in commercio dal mese di dicembre. Un bouquet ampissimo al naso, che spazia dalle note floreali di viola a quelle fruttate di lampone e fragola, passando per terziari eleganti di tabacco e caffè.

Ottimo anche il Taurasi Docg 2005 “Vigna Quintodecimo”, seconda annata del cru aziendale che conserva ancora un frutto bellissimo, oltre a mettere in evidenza tannini setosi e una freschezza consistente.

Amarone della Valpolicella 2013, Ferragù Carlo. Altro rosso importante, ma già godibilissimo. Bevibilità e struttura per un Amarone che emerge nel panorama dei nobili vini rossi del Veneto, grazie ai suoi tannini di velluto e alla capacità di mostrare, al contempo, un sorso pieno e di straordinario carattere. Il classico rosso da meditazione, da stappare a fine pasto, assaporandolo sorso per sorso.

Primitivo di Manduria Doc 2013 “Es”, Gianfranco Fino. Se è vero che l’Es, per Freud, sottosta a un solo principio (il piacere) allora “Es” 2013 è esso stesso il piacere. Sin dal colore, rosso carico, richiama la passione. Naso complesso che vira dal frutto a bacca rossa maturo alla macchia mediterranea, passando per terziari di cacao e liquirizia senza nascondere un’anima corrucciata, verde: forse la parte più timida dell’amplesso. Una vendemmia, la 2013 di “Es”, che rimarrà certamente nella storia della cantina pugliese.

Sicilia Igt 2011 “Duca Enrico”, Duca di Salaparuta. E’ il primo Nero d’Avola in purezza prodotto in Sicilia, “Duca Enrico”. In vetrina al MWF 2018 la vendemmia 2011, ancora giovane ma già in grado di esaltare un frutto rosso di rara purezza e consistenza, oltre alle venature minerali della Tenuta di Suor Marchesa, situata nel Comune di Butera (CL), ricca di calcare.

Toscana Igt 2004 “Tramonto d’Oca”, Poggio Bonelli. Fatta eccezione dei vari Trinoro, Montevertine e Galatrone, è questo il rosso d’annata più sorprendente del Merano Wine Festival 2018. Un blend composto per il 50% da Sangiovese e Merlot, che dalla vendemmia 2010 è divenuto un Petit Verdot 100% (peccato).

Il Merlot è tanto consistente da mostrarsi netto, nel calice, col suo carico di antociani. Per poi sentirsi nel blend, ben distinguibile e tipico. Un rosso più che mai vivo “Tramonto d’Oca” di Poggio Bonelli, che gioca su note fruttate precise, unite alla macchia mediterranea e a terziari di caffè e liquirizia.

Nota verde evidente ma garbata al palato, che si allunga su una balsamicità piacevolissima. Chiusura su ritorni di radice di liquirizia e leggero tocco salino, che invoglia il sorso successivo.

Pinot Nero Doc, Paolo Saracco. L’outsider o l’insider. Giudicatelo voi, dopo aver bevuto a secchiate questo Pinot Nero dalle tinte moscateggianti, prodotto (per passione e non per business) da uno dei maggiori interpreti del Moscato d’Asti.

Il vigneto di Pinot Nero, di fatto, è completamente circondato da piante del noto vitigno aromatico a bacca bianca. Tre ettari, capaci di regalare meno di 3 mila bottiglie l’anno. Un “giocattolino” sotto forma liquida, in vendita ad appena 12 euro in cantina. Un solo avvertimento: crea dipendenza. Siete avvertiti.

Barbera d’Alba Doc Superiore 2017 “Gemella”, Viberti Giovanni. Uno dei rossi di “pronta beva” della cantina della frazione di Vergne di Barolo (CN). Profuma e sa di frutti di bosco e la rende unica una gran succosità. Ottimi tutti i Barolo di Viberti in degustazione a Merano: “Buon Padre” e le Riserve “Bricco delle Viole” e “San Pietro”.

I ROSATI
Salento Rosato 2015 “Diciotto Fanali”, Apollonio
. La casa di Monteroni di Lecce sforna vini gioiello e tra i rosati non può mancare “Diciotto Fanali”, ottenuto da vecchie vigne ad alberello. Si tratta di un Negroamaro in purezza di gran struttura: uno di quei rosati di personalità, più vicini al rosso che al bianco, tanto da mostrare evidenze tanniche al palato, unite a un frutto tipico e corpulento.

Negroamaro Rosè Igt Salento 2017 “Rosarò”, Feudi di Guagnano. Bella rappresentazione dei rosati pugliesi, capace di coniugare facilità di beva e tipicità (cosa non scontata). Convince per le note fruttate delicate e precise, bella espressione del vitigno. E per i richiami salini che, uniti a una buona freschezza, lo rendono un rosato davvero irresistibile. Ottimo il rapporto qualità prezzo, inferiore ai 10 euro.

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Profilo autore

Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c'è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, oggi dirigo #vinialsuper. Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle "cause perse", vivo l'Informazione come una missione di vita. E anche per questo ci bevo su!

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