Con Onav lungo la Loira alla scoperta dello Chenin Blanc

Ci sono fiumi che raccontano storie e lo fanno attraversando regioni e territori, panorami a volte omogenei altre volte diversi fra loro. Il Nilo, il Danubio, Il Mississippi: li abbiamo studiati anche a scuola con i popoli e le vicende ad essi legati. Così è anche per il più lungo fiume di Francia, la Loira, che con il suo bacino idrografico ne copre circa un quinto del territorio. Lungo i suoi 1.020 Km la Loira incontra territori diversi, dalle sorgenti presso il vulcanico MontGerbier de Jonc fino al suo gettarsi nell’Oceano Atlantico con un estuario sabbioso. Nel mezzo 5 regioni diverse ed una parte importante della storia Francese, testimoniata dai famosi castelli oggi patrimonio dell’UNESCO.

Altrettanto variegata è la produzione vinicola  della Loira. Seguendone il corso incontriamo il Pouilly Fumé ed il Sancerre (forse i più famosi Sauvignon Blanc del mondo), piccole produzioni di Pinot Noir,  il Gamay ed i Cabernet Franc, Malbec e Chardonnay fino ad arrivare alla foce dove col Melon de Bourgogne si produce il Muscadet.

Tutti nomi noti agli amanti del vino, ma tra i vitigni meno conosciuti e più sottovalutati della regione c’è ne è un altro: lo Chenin Blanc. L’occasione per conoscerlo ce l’ha fornita l’ONAV, sezione di Bergamo, che lo scorso 19 Aprile presso lo Starhotels Cristallo Palace di via Ambivieri 35, Bergamo, ha organizzato una interessante degustazione sui vini prodotti da questo vitigno.

Coltivato nelle zone di Anjou e Touraine, ha una brutta fama che deriva principalmente dal pessimo utilizzo che se ne è fatto in passato quando rese massive, vinificazioni “di quantità” ed uso eccessivo di solforosa lo hanno relegato al ruolo di vino ordinario. In realtà questo vitigno, il cui nome deriva dal Mont-Chenin, nel distretto di Touraine, è estremamente versatile e se coltivato-vinificato correttamente, con basse rese, può regalare grandi emozioni. È dotato di grande acidità, seconda solo al Riesling, che lo rende adatto a lunghi affinamenti. L’uva è naturalmente ricca di zuccheri, il che la rende adatta alla produzione di spumanti. Infine lo Chenin Blanc è, in alcuni casi, soggetto all’attacco di muffa nobile con conseguente produzione di vini Botrytizzati.

LA DEGUSTAZIONE

25Sette i vini presentati da ONAV. Ad aprire la serata l’AOC Touraine Azay Le Rideau,Premier Nez” 2014 di Marie Thibault, azienda biologica certificata della zona centrale della Touraine. Di colore paglierino carico il vino al naso si presenta chiuso, con sentori salmastri poco piacevoli che non svaniscono neppure dopo lungo tempo. Solo in sottofondo sono presenti deboli note fruttate. In bocca è piuttosto denso, poco sapido e nel fin di bocca avvertiamo profumi di frutta esotica ma è l’elevata acidità che sorprende e che accompagna nel finale con una nota piacevolmente amaricante.

Forse non eccelso il vino di apertura ma a farci ricredere ci pensa il secondo, un vero fuoriclasse: AOC Jasnières, “Calligramme” 2014, Domaine de Bellivière. Nasce da una vigna di oltre 50 anni su terreno argilloso e ricco di silici, vinificato in barrique. Il naso è incredibilmente pulito e ricco, fiori bianchi (tiglio), frutta tropicale come melone e mango, grande mineralità. Rotondo al palato, caldo, con una grande acidità “secca” che accompagna per tutto il lungo finale. Ottimo così com’è, giovane, ma con ampi margini di miglioramento negli anni.

AOC Saumur, “Clos Romans” 2012, Domaime des Roches Neuves è  il terzo assaggio. È quello che si dice un Cru, nato da una singola parcella (Parnay) costituita da circa 30 cm di terreno sabbioso che insistono su di un suolo roccioso. L’azienda bio certificata utilizza botti da 400 litri, la fermentazione dura 2 mesi dopo di che il vino riposa 9 mesi “sur lie”. Il colore è dorato pieno, il profumo prevalente ricorda la mela “ammaccata” ed una leggera ossidazione quasi si trattasse di uno champagne a sboccatura tardiva. In bocca l’acidità la fa da padrone. È un vino difficile da descrivere: al naso sembra avere almeno 5 anni sulle spalle, in bocca non gli si da più di sei mesi. Contrasto interessante.

Per l’AOC Vouvray Sec è proposto un 2014 del Domaine du Clos Naudin. Paglierino scarico ha naso semplice e neutro, solo un poco di frutta fresca. Più tardi anche note di frutta tropicale. Anche in questo caso è l’acidità a guidare l’analisi gustativa.

Forse il vino più famoso presentato durante la serata: AOC Savennières, “Coulée de Serrant” 2010, Domaine Nicolas Joly. Azienda estremamente biodinamica il Domaine Nicolas Joly in cui la cura dei vigneti non avviene con mezzi meccanizzati ma solo con l’uso di cavalli ed in cui tutti i processi produttivi in cantina avvengono per caduta, senza ausilio di pompe. Il Coulée de Serrant è un Clos di poco meno di 7 ettari dal terreno vulcanico ricco di scisti di gres e di minerali metallici con una vigna che supera i 60 anni d’età e resa bassissima. Il vino è complesso, si direbbe “da meditazione” per come ha bisogno di evolversi nel bicchiere, ma la sorpresa è che evolve rapidamente. Non è un Orange Wine, non fa macerazione, eppure il colore è dorato carico, pieno, e trae in inganno. I profumi sono ricchi, mela cotogna, pera, erbe aromatiche come timo e salvia ed un sentore balsamico. In bocca è pieno, riempie il palato, quasi un rosso vestito di bianco. Torniamo al naso e la rapida evoluzione fa emergere note di marmellata di albicocche, ancora pera, ed appare una piacevole nota di arancia amara.

La sesta proposta è dolce, moelleux come dicono i francesi. Quarts de Chaume Grand Cru 2014, Château Pierre-Bise. Vigneto di 55 anni, uve parzialmente botrytizzate, fermentazione di almeno 6 mesi, utilizzo di barrique. Tipico colore dorato da vino passito rivela un naso ampio ma garbato. Marmellata di prugne e di mele, miele, buccia d’arancia e sentori di canfora e zafferano che rivelano la presenza della Botrytis. Morbido in bocca, rotondo e molto dolce.

L’ultimo vino è AOC Coteaux du Layon Beaulieu, “Le Rouannières” 2014, Château Pierre-Bise. Stesso produttore del precedente ma sottozona diversa. Qui il terreno è composto da uno strato di 60-70cm di argille e scisti su di un fondo basaltico duro. Colore dorato carico al naso profuma di miele di castagno, erbe mediterranee, agrumi, zafferano, forse meno ricco del precedente ma più elegante. In bocca è meno dolce del precedente e con una bella acidità. Se il Quarts de Chaume è più “orizzonatale”, Le Rouannières è nettamente più verticale.

Il Coulée de Serrant, la quinta proposta, è un vino che evolve rapidamente e così prima di terminare la serata ci mettiamo ancora il naso. È cambiato, o forse siamo cambiati noi, ora sentiamo di più gli agrumi e la frutta surmatura. Ma la cosa interessante è scoprire che questo vino regge al palato dopo ben due assaggi di passito. Una rivelazione.

Si chiude la serata, con la certezza di aver incontrato un vitigno ancora poco conosciuto con le sue diverse declinazioni.

Profilo autore

Giacomo Merlotti
Giacomo Merlottig.merlotti@vinialsupermercato.it

Ingegnere per formazione, manager per professione, sommelier per passione. Un amore ardente per il whisk(e)y che fluisce attraverso birra e vino. Grande curiosità e voglia di conoscere, che si traduce in voglia di condividere. Perché condividere la cultura arricchisce tanto chi riceve quanto chi dona. Slàinte!


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