“Prosecco Rosè” da Eataly Bari: Farinetti un passo avanti!

BARI – Che Oscar Farinetti sia uno “avanti”, lo dicono (in parte) i fatti. Ma che il più Fico degli imprenditori italiani sia riuscito ad accaparrarsi un “Prosecco Rosè” da sbicchierare a Eataly Bari non se lo poteva aspettare nessuno. E infatti non è così.

Lo spumante italiano più bevuto al mondo non esiste (ancora) in versione rosè, nonostante l’apertura mostrata di recente del Consorzio Doc in risposta alla pressione di qualche importante produttore.

“Prosecco”, peraltro, non è in alcun modo sinonimo di “spumante”. Eppure qualcuno lo propone in versione rosè agli avventori del Bar Le Terrazze di Eataly Bari. Pure con una certa insistenza e convinzione.

Proprio nei giorni in cui la città della Puglia accoglie la stampa italiana ed estera per celebrare i vitigni autoctoni e la territorialità del Meridione enogastronico, a Radici del Sud (oggi in programma la giornata conclusiva della XIII edizione, con il Salone dei Vini e degli Oli al Castello di Sannicandro di Bari). La cronaca dei fatti non è alto che l’ennesima scena dello splatter movie che vede come protagoniste indiscusse le bollicine venete.

APERINCUBO: I FATTI
Decisi a consumare un aperitivo “easy” ma tutto sommato “raffinato” – nel tardo pomeriggio libero dai serratissimi impegni del programma riservato ai giurati di Radici 2018 – optiamo, ieri, per la bella terrazza di Eataly Bari.

Attendiamo una decina di minuti per sederci al tavolo del Bar Le Terrazze, dal quale si può godere di una splendida vista sul mare. Altri cinque rintocchi di lancetta prima che un cameriere si accorga che non abbiamo le liste per ordinare.

L’offerta è piuttosto ampia e tipica sulla parte food. Lascia invece davvero a desiderare l’angolino riservato ai vini. Solo sei quelli al calice. Due spumanti. Due vini bianchi. E due vini rossi.

Chiediamo alla cameriera maggiori delucidazioni sugli spumanti in carta (“bollicina Serafini e Vidotto” e “bollicina rosè Serafini e Vidotto“.

Ci viene spiegato che “si tratta di due Prosecco”. Facciamo notare che la seconda è “rosè”. Ma la cameriera insiste.

“E’ un Prosecco rosè, mentre il primo è bianco. Avete presente il Prosecco, quello con le bollicine?”. Un po’ imbarazzati, cerchiamo di far ragionare l’onesta lavoratrice.

Inutile. “Vi chiamo il sommelier”, risponde seccata. Dopo pochi minuti, la donna torna al tavolo scusandosi per l’errore e confermando la nostra versione. Non sa tuttavia spiegarci quali siano i vitigni alla base dello spumante “rosè” (Chardonnay e Pinot Nero, per la cronaca).

Sceglie per di più di rincarare la dose: “Allora, potete scegliere tra le due bollicine, oppure prendere i bianchi, che sono questi, oppure i rossi: Susumaniello o Negroamaro. Lo sapete che il Negroamaro è rosso? Bene, bravi”. Un “supponenza show” degno del Made in Eataly? Noi crediamo di no.

LA RIFLESSIONE
L’episodio impone precise e profonde riflessioni. Sulla preparazione di chi propone al mondo il Made in Italy da Eataly. E, ancora prima, sulla voglia di questo colosso di fare da reale traino all’economia italiana.

Perché se è vero che Farinetti è uno dei più illuminati e validi imprenditori del nostro Paese, allora è giusto pretendere che a Eataly Bari si beva uno spumante pugliese o quantomeno del Sud Italia (perché non di Negroamaro?) al posto del Prosecco, o in aggiunta alla bollicina veneta.

Bere “autoctono”, o semplicemente “bere local”, vuol dire preservare il patrimonio vitivinicolo del territorio. Quello che anche il turista straniero si aspetta sempre più di trovare nel piatto e nel calice, nei suoi viaggi in giro per le regioni d’Italia. Anche all’aperitivo.

Prosecco non è sinonimo di spumante: la campagna di vinialsuper #nonsoloprosecco

Profilo autore

Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c'è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, oggi dirigo #vinialsuper. Segno Vergine, difensore degli oppressi, patrono delle "cause perse", vivo l'informazione come una missione di vita. Da svolgere senza peli sulla lingua. E anche per questo ci bevo su

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