Stanchi del Prosecco? Provate il Durello. Gli assaggi imperdibili di una Denominazione proiettata nel futuro


VICENZA –
Trecentonovantotto ettari nelle provincie di Vicenza e Verona, destinati a crescere con l’entrata in produzione di 123.700 barbatelle, piantate nel 2017. Quattro milioni di bottiglie a portata di mano, con la possibilità di raddoppiare la cifra in pochi anni.

Sono i numeri, ancora da formica se rapportati a quelli del Prosecco, delle due anime della Denominazione Lessini Durello, che lo scorso anno ha toccato il primo milione di “pezzi” prodotti.

A conti fatti, il Consorzio di Tutela guidato dal piemontese Alberto Marchisio (nella foto sotto) ha ragionevolmente messo nel mirino le “giovani” (e vicine) bollicine del Garda Doc Spumante (7 milioni di bottiglie, 20 on target). Con l’obiettivo più ambizioso di “rubare” fette di mercato all’italian sparkling wine più venduto al mondo.

E fanno bene, anzi benissimo, Marchisio & Co. La qualità espressa dagli spumanti della Lessinia è altissima. A partire dagli Charmat. Il gusto medio degli spumanti è più secco di quello del Prosecco. Aggiungi prezzi più che mai concorrenziali a scaffale. E la ricetta del Durello è fatta. Cotta e mangiata.

E’ quanto emerge dall’ultima edizione di Durello and Friends, in scena lo scorso weekend a Vicenza. Prima della grande degustazione a Villa Bonin (1.200 persone in due giorni), il tour per le cantine guidato dalla Marketing and Communication manager Chiara Mattiello ha permesso alla stampa di andare a fondo delle questioni più attuali della piccola denominazione veneta. Ormai pronta al salto di qualità sui mercati che contano.

LE SCELTE
La scelta del Consorzio è stata quella di favorire la comunicazione del prodotto più popolare e alla portata di tutti, ovvero lo Charmat ottenuto dall’uva autoctona Durella. Continuerà a chiamarsi “Lessini Durello“. Cambierà invece il nome del Metodo classico, che sarà contraddistinto dalla dicitura “Monti Lessini“. Una soluzione che alcuni produttori devono ancora digerire a fondo.

Ma che è stata comunque appoggiata dalla totalità dei soci del Consorzio, nel nome dello sviluppo di una Denominazione che – con questa mossa – potrebbe dare lezioni di marketing del vino al resto del Paese. A spiegare bene l’umore che regna in questa fetta di Veneto è Gianni Tessari, uno degli interpreti di spicco delle due anime della Durella.

“Si tratta di una medicina amara che va mandata giù, perché non ci sono alternative. Faccio e farò fatica ad abituarmi a chiamare Lessini Durello lo Charmat, dal momento che fino a ieri questo nome rappresentava il Metodo Classico. Ma è l’unico modo possibile per svincolare il nostro prodotto di punta dal nome del vitigno, presente in altre zone d’Italia, rendendolo qualcosa di esclusivo dei Monti Lessini”.

Di fatto, nella corsa affannosa alla spumantistica che fa eco in tutta Italia al “Fenomeno Prosecco” (spesso con risultati imbarazzanti) lo spumante da uve Durella sembra avere almeno una marcia in più. Anche nelle versioni più economiche, presenti tra l’altro al supermercato, il Lessini Durello riesce a trasmettere le caratteristiche del terroir vulcanico e le peculiarità di freschezza dell’uva. Provare per credere il Brut “Torre dei Vescovi” di Vitevis Cantine.

Gli interrogativi restano piuttosto su tutta la linea d’alta gamma “Made in Veneto” di una delle più importanti winery nazionali. Cantina di Soave, cooperativa che da sola produce il 70% delle bottiglie della Lessinia, resta incredibilmente ancorata alla figura del brutto anatroccolo con l’intera linea “Rocca Sveva” (Valpolicella, Garda, Soave).

E non convince appieno neppure con lo spumante Lessini Durello Charmat e Metodo classico “Settecento33“. Ancora lontane le punte di qualità espresse dalle vicine cantine cooperative altoatesine, nonostante i grandi sforzi economici nella comunicazione del brand. Uno specchietto per le allodole (3% della produzione totale, che si aggira sui 30 milioni di bottiglie), utile a distrarre dai volumi generati da Soave nel canale Gdo.

Improbabile, peraltro, che la cantina diretta da Bruno Trentini valuti di abbandonare la cuvée Muller Thurgau-Durello Brut “Maximilian I”: una delle etichette di Soave più vendute nel canale moderno per via del prezzo risicato. E, al contempo, la più grande contraddizione esistente sul mercato, nell’ottica delle prospettive future del Lessini Durello (c’è modo e modo di fare i “blend”, vedi il Brut di Tessari).

NOVITA’ NELLA NOVITA’: LA VERSIONE CRÉMANT

In un quadro di profonda trasformazione ed evoluzione, confortano le certezza di sempre. Una di queste è Casa Cecchin, che ha trovato in Roberta, figlia del fondatore Renato (nella foto), un pilastro di cemento armato su cui fondare il futuro.

L’altra sicurezza è rappresentata proprio da Gianni Tessari, che sui Monti Lessini produce uno degli spumanti più buoni d’Italia (120 mesi sui lieviti, fortunatamente degustato prima della visita in cantina, dove il campione è risultato condizionato da un tappo non in formissima).

Le promesse si chiamano invece Zambon Vulcano di Roncà, col grande lavoro avviato dal giovane Federico, e Dal Maso, azienda con base a Montebello Vicentino che, col patron Nicola, ha messo gli occhi sulla Durella da qualche anno e si prepara a sfornare etichette promettenti.

Toccherà a questi e a pochi altri produttori dare lustro alla versione più “preziosa” del Metodo classico Monti Lessini. Nel disciplinare sarà infatti introdotta la versione Crémant, riservata agli spumanti Champenoise le cui uve saranno raccolte a mano, in cassetta. Le rese per ettaro saranno ridotte, così come l’utilizzo di solforosa.

Una nicchia nella nicchia, insomma, utile a preservare e valorizzare l’artigianalità della produzione della zona. L’ennesimo segnale di quanto sia antesignano il lavoro intrapreso da questa Denominazione, proiettata nel futuro e, al contempo, ben ancorata alla tradizione.

I MIGLIORI ASSAGGI METODO MARTINOTTI / CHARMAT

1) Durello Brut, Gianni Tessari
. Durella, Garganega e Chardonnay per un blend che dimostra la volontà di Tessari di perseguire nella produzione di Charmat di qualità assoluta, che non siano tuttavia prodotti da sole uve Durella (il focus è e resterà sempre sui lunghi affinamenti del Metodo classico). Prezzo franco cantina imbattibile: 7 euro. Molto meno di tanti decantati Prosecco, cui bagna il naso con la sua complessità. Chapeau.
2) Lessini Durello Doc Spumante Brut “Torre dei Vescovi”, Vitevis Cantine. Convince per la bella combinazione tra i 10,80 g/l di residuo zuccherino e la spinta minerale, che ne compensa l’esuberanza. Per non parlare del prezzo sbalorditivo: 4,60 euro (ivato). Ne esiste anche una versione Gdo, in vendita nei supermercati Tosano e Famila a 3,70 euro. Da non perdere.
3) Lessini Durello Spumante Doc, Cavazza. Brut dallo stile essenziale. Durella in purezza esaltata nella parte scheletrica del terroir, con richiami di mela, soprattutto al palato. Persistenza su note d’agrume e pietra focaia.

MIGLIORI ASSAGGI METODO CLASSICO
1) Metodo classico Lessini Durello Doc Riserva 2011, Cesa Cecchin. Dosaggio zero, sboccatura 13.2.2017. Un metodo classico spinto su note minerali e d’agrume, con allungo sulla pietra focaia. Contribuisce alla struttura un 5% di Pinot Nero, oggi estirpato da Casa Cecchin. Prezzo pazzesco: 24 euro in cantina.
2) Metodo classico Lessini Durello Doc Gran Cuvée, Fongaro. Specialisti in Metodo Classico i Fongaro, tanto da usare questa formula nel pay off aziendale. Ma qui si va oltre il mero marketing. Si tratta di uno spumante base Durella, con un 15% di Chardonnay. Non a caso è l’assaggio che più ricorda le tinte dei pregiati Champagne. Quarantotto mesi sui lieviti e liqueur garbata. Persistenza infinita, chiusura amarognola garbata, elegante.
3) Roncà Metodo Classico Lessini Durello Doc 2013, Fattori Wines. Sboccatura 27 novembre 2017. Agrumi in prima fila con la salsedine, al naso. Sorso verticale, corrispondente. Buona persistenza, con ricordi balsamici.

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Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c'è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, oggi dirigo #vinialsuper. Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle "cause perse", vivo l'informazione come una missione di vita. E anche per questo ci bevo su

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