#stopCETA: Consorzi di Tutela Dop e Igp in rivolta

Dall’extravergine Toscano alla  Nocciola del Piemonte, dal Salame di Varzi al Salame d’Oca di Mortara, dal Pecorino Crotonese al formaggio Castelmagno, dal Basilico genovese al Radicchio di Treviso, dal Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino al pane di Altamura e molti altri.

E’ scoppiata la rivolta della stragrande maggioranza dei Consorzi di tutela delle denominazioni di origine italiane da tutte le Regioni nei confronti dell’accordo di libero scambio con il Canada che lascia senza alcuna tutela dalle imitazioni ben 250 delle 291 denominazioni dei prodotti agroalimentari Made in Italy riconosciute dall’Unione Europea (Dop/Igp).

Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che con l’approfondimento e la conoscenza dei contenuti sta crescendo rapidamente l’opposizione al trattato Europeo di libero scambio con il Canada che ora l’Italia è chiamata a ratificare. Si stanno moltiplicando – continua la Coldiretti – le sollecitazioni da parte dei Consorzi di Tutela delle produzioni italiane piu’ tipiche nei confronti dei parlamentari per salvaguardare denominazioni storiche frutto del lavoro di intere generazioni.

Ad esprimere contrarietà sono tra l’altro – continua la Coldiretti – i Consorzi di Tutela dell’insalata di Lusia, del Marrone del Mugello, della Casatella Trevigiana, dell’asparago di Badoere e di Cimadolmo, del marrone del Combai e del marrone del Monfenera, della Castagna Cuneo, della ricotta romana e del Consorzio abbacchio romano, della Melannurca Campana, del Limone d’Amalfi, del Provolone del Monaco, dell’extravergine Aprutino Pescarese, dell’Arancia di Ribera, del Fungo di Borgotaro, del fagiolo di Cuneo, del Prosciutto Veneto Berico Euganeo, de Vini Doc dei Colli Euganei, dei Vini Corti Benedettine, del Fagiolo di Lamon, del formaggio Piave del miele Dolomiti Bellunesi e molti altri che rappresentano l’eccellenza alimentare italiana nel mondo.

Da chi è quotidianamente impegnato a difendere il valore del proprio territorio vengono dunque smascherate – sostiene la Coldiretti – le bugie interessate sui contenuti di un accordo che concede la possibilità di chiamare con lo stesso nome produzioni del tutto diverse legalizzando di fatto la pirateria agroalimentare, il peggior nemico del Made in Italy all’estero.

Per la prima volta nella storia dell’Unione peraltro – continua la Coldiretti – si accorda a livello internazionale un esplicito e formale il via libera alle imitazioni dei nostri prodotti più tipici (dall’Asiago al Gorgonzola, dalla Fontina ai prosciutti di Parma e San Daniele fino al Parmigiano nella sua traduzione di Parmesan).

“Un gravissimo precedente per i futuri accordi commerciali con altri Paesi come dimostra quello appena siglato con il Giappone che accorda protezione solo al 6% delle denominazioni europee mentre le altre sono destinate ad una ingannevole e dannosa volgarizzazione con prodotti aventi caratteristiche profondamente diverse che saranno chiamati con lo stesso nome”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo (nella foto).

“Si conferma dunque che l’accordo con il Canada è il cavallo di Troia delle politiche commerciali dell’Unione  – continua Moncalvo – per portare alla volgarizzazione delle produzioni agroalimentari nazionali custodite da generazioni di agricoltori. La presunzione di chiamare con lo stesso nome alimenti del tutto diversi è inaccettabile perché si tratta di una concorrenza sleale che danneggia i produttori e inganna i consumatori sui mercati internazionali dove invece l’Italia e l’Unione Europea hanno il dovere di difendere i prodotti che sono l’espressione di una identità territoriale non riproducibile altrove, realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione e sotto un rigido sistema di controllo”.

Per questo la Coldiretti annuncia la mobilitazione permanente per fare pressing, anche con email bombing e tweetstorm sui parlamentari che dovranno votare sulla ratifica del trattato con il Canada dal 25 al 27 luglio al Senato per poi passare alla Camera. A sostegno dell’iniziativa #stopCETA un ampio gruppo di altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch) che hanno manifestato a piazza Mntecitorio insieme a ex Ministri delle Politiche Agricole, parlamentari di ogni schieramento, presidenti e assessori regionali, sindaci ed esponenti della società civile.

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