“Via il nome Chianti dall’etichetta”. Proposta shock a Sangiovese Purosangue

SIENA – Togliere il nome “Chianti” dall’etichetta del vino. E’ la proposta shock di Davide Bonucci, a poche ore dal termine di Sangiovese purosangue 2018. Intervistato a tutto tondo da Vinialsuper, il patron di Enoclub Siena non usa mezzi termini: “Cosa significa Chianti Colli Fiorentini, Chianti Colline Pisane, Chianti Colli Senesi?”.

“Qualcuno pensa davvero che questa dicitura abbia appeal all’estero? Togliamola e sostituiamola con Firenze, Pisa, Siena, magari anche Lucca. I nomi di queste città, da sole, bastano come richiamo e leva di marketing”. Non scherza, Bonucci. Che rincara la dose, anche quando gli si fa notare che il Consorzio di Tutela del Chianti ha registrato di recente il nome “Chianti” in cinese.

“Per tradizione di lungo corso ci portiamo dietro questa diatriba sul nome ‘Chianti Classico’ e ‘Chianti generico’, che a differenza del primo vede coinvolta quasi tutta la Toscana. Abbiamo dei marchi regionali e provinciali molto potenti. L’Igt Toscana, di per sé, è un ottimo marchio. Ma lo sarebbero, se espressi appieno, anche Firenze, Siena, Pisa. E forse anche Lucca”.

“Nel concreto, la mia proposta è di fare una Doc Firenze, una Doc Siena e una Doc Pisa da mettere in etichetta al posto di ‘Chianti Colli Fiorentini’, ‘Chianti Colline Pisane’ e ‘Chianti Colli Senesi’, nomi un po’ troppo fumosi sul mercato internazionale, che generano confusione nel consumatore”.

“Vedere su un’etichetta di vino le scritte ‘Siena’, ‘Firenze’ e ‘Pisa’, con tanto di immagine del Torre del Mangia, David di Michelangelo e Torre di Pisa – aggiunge Bonucci – sarebbero marchi istantanei che semplificherebbero la vita a livello di marketing, sarebbero impulso ai singoli territori e non soltanto ai produttori immediatamente cittadini, ma anche a tutta la provincia”.

Secondo Bonucci, il nome Chianti sarebbe da “superare nel lungo periodo“. “Andrò contro a tanti, ma per lo meno metterei in sovrapposizione il nome attuale a quello dei marchi territoriali forti appena descritti. Marchi pronti da usare, che ad oggi non vengono sfruttati”.

A rinvigorire la tesi del patron di Sangiovese Purosangue ci sono anche ragioni storiche. “Chianti è il vecchio nome del Massellone – ricorda Bonucci – il torrente che attraversa la zona nell’area di Radda e Gaiole. Quindi rappresenta i corsi d’acqua chiantigiani, geografici, parte del Chianti Classico. Il Chianti Classico, paradossalmente, rappresenta già di per sé un’estensione”.

“Ma il Chianti a Terricciola, a livello semiotico, non ha senso! Così come il Chianti a Montalcino o a Montepulciano: non c’entra niente! Figurarsi come venga percepito in Australia un marchio come ‘Chianti Colli Fiorentini’. Che vuole dire? Niente. Se dici ‘Firenze’ la gente capisce. Tutt’al più il problema sarebbe tradurlo in ‘Florence’. Allora sì che avrebbe appeal internazionale”.

Un’idea, peraltro, che godrebbe dell’appoggio di diversi produttori toscani, bramosi di semplificazioni burocratiche e di azioni di marketing innovative e di appeal per i mercati internazionali. La palla passa al Consorzio, dunque.

“La proposta – conclude Davide Bonucci – si inserisce nella più ampia necessità di parlare di territorio, inteso come città e provincia. Le due zone, ovvero il cuore pulsante e la periferia rurale, devono cominciare a parlarsi intensamente e a fare più rete per scambiarsi expertise, valori e peculiarità che rendono la Toscana una regione unica al mondo”.

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Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c'è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, oggi dirigo #vinialsuper. Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle "cause perse", vivo l'informazione come una missione di vita. E anche per questo ci bevo su

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