Vulcanei 2018: 10 vini vulcanici da non perdere

“Vulcanei”. Un gioco di parole perfetto per identificare i “vini vulcanici” in degustazione sui Colli Euganei. L’edizione 2018 ha richiamato circa 2 mila persone al Castello di Lispida di Monselice, lo scorso weekend.

La splendida location alle porte di Padova accoglie ormai da 3 anni la manifestazione organizzata dal Consorzio Vini Colli Euganei, in collaborazione con la Strada del Vino dei Colli Euganei e il Consorzio Terme Euganee.

“L’obiettivo – spiega Andrea Gianesini, segretario del Consorzio Vini – è porre l’accento sulle denominazioni dei Colli Euganei, mettendo a confronto le nostre Doc e Docg con gli altri terroir vulcanici italiani ed europei. Non a caso ‘Vulcanei’ si svolge a Lispida, luogo nel quale già nel 1850 arrivarono alcune varietà internazionali che oggi possono ormai definirsi autoctone, come Merlot e Cabernet”.

I MIGLIORI ASSAGGI
Di seguito una selezione dei migliori assaggi a Vulcanei 2018. Il livello qualitativo medio-alto espresso dai 70 produttori conferma, in generale, la buona riuscita di un evento che merita spazio e attenzione sul calendario dei winelovers italiani.

1) Metodo classico Brut Nature Vsq millesimato 2015 “Dilà”, Maeli. Moscato Giallo in purezza, rese da 65 quintali ettaro. Questa la “ricetta” scelta da Maeli Società Agricola di Baone (PD) per il suo Metodo classico.

Un’azienda che punta tutto sul “Fior d’Arancio” – nome locale con il quale viene chiamato il Moscato Giallo – già segnalata da vinialsuper in occasione dell’ultimo Merano Wine Festival.

“Dilà” (sboccatura 13/4/2017) è un Metodo classico tutto giocato su note floreali e d’agrumi: lime, bergamotto, scorza d’arancia dominano naso e palato in un contorno minerale, sulfureo, reso ancora più prezioso da richiami balsamici, di timo e liquirizia.

2) Soave Classico Doc 2015 “Roccolo del durlo”, Le Battistelle. Nel panorama dei “moderni” Soave che guardano al mercato estero, finalmente un’etichetta estremamente legata alla tradizione e alla verità del terroir vulcanico.

“Roccolo del Durlo” stacca tanti altri (ottimi) Soave in degustazione a “Vulcanei” per la capacità di coniugare, in un solo calice, tutto quello che ci aspetta dalla denominazione, con un tocco di personalità assoluta conferito da Gelmino e Cristina Dal Bosco.

Non a caso un Soave con qualche anno sulle spalle (vendemmia 2015), che inizia a mostrare tutte le strepitose potenzialità della Garganega. Naso splendido, in bilico tra l’idrocarburo degno d’un Riesling e la frutta a polpa gialla, matura.

In bocca entra dritto, esplodendo come un vulcano. Sale e frutta sembrano disegnati col pennello sulla lingua, in un quadro di perfetto equilibrio. Chapeau.

3) Igp Terre del Volturno 2017 “Sheep”, Il Verro. Siamo nella frazione Lautoni di Formicola, a Formicola, provincia di Caserta. E “Sheep” non è un nome casuale scelto per questo vino bianco prodotto con un’uva non ancora inserita in registro: la Coda di Pecora.

Cesare Avenia non ci svela subito i dettagli e prova a farci giocare a indovinare. Naso e sorso rivelano un ampio spettro di sentori, dall’erbaceo a fruttato, su sottofondo chiaramente minerale.

“Sheep” pare una “Passerina vulcanica”: il frutto è quello tipico del vitigno del centro Italia, ma c’è di più. Qualcosa rimanda al Trebbiano. Qualcos’altro sposta l’attenzione al Nord Italia, richiamando Cortese e Arneis.

In definitiva, un vino da provare. Vera “chicca”, così come l’altro bianco dell’Azienda agricola Il Verro: uno scalpitante Pallagrello 2017, di gran prospettiva.

4) Terre Siciliane Igt 2017 “iancura”, Hauner. Blend di Malvasia delle Lipari (90%) e Inzolia (10%) nato quasi per errore in quello scrigno delle Lipari che è la cantina di Carlo Hauner. Trentamila bottiglie complessive, le cui vendite terminano generalmente a settembre, per via delle prenotazioni (8,90 euro + Iva in cantina).

“Iancura” è il frutto del tentativo – poi abbandonato – di produrre uno spumante “vulcanico”, base Malvasia. Da lì la decisione di “ripiegare” su un bianco fermo, secco, con l’aggiunta di una piccola percentuale di Inzolia.

Vino strepitoso per temperamento, capace di evolversi di assaggio in assaggio, nel gioco tra ossigenazione e temperatura. Al naso di passa da sentori fruttati intensi a richiami di macchia mediterranea e soluzione iodica.

Al palato una freschezza memorabile, con sentori che ricordano gli agrumi e il mare, che sembra materializzarsi in un sorso verticale, vivo, ampio ed elegante.

5) Lazio Igt Grechetto 2015 “109”, Tenuta La Pazzaglia. Tappo a vite (lo precisiamo subito, giusto per gli enofighetti del tappo di sughero “poetico”, a tutti i costi) per questa splendida espressione di Grechetto che riesce a coniugare mineralità vulcanica, frutto tropicale, sentori erbacei e speziati.

Tannino evidente, anche in un retro olfattivo che conferma freschezza e intensità del sorso. Un vino ben fatto, bellissima espressione di un territorio che merita assoluta attenzione nel panorama enologico nazionale: la Tuscia viterbese.

6) Lessini Durello Spumante Brut “Durello Vulcano”, Az. Agricola Zambon. Interessante nel suo complesso la linea di vini proposta da Zambon a Vulcanei 2018. Tra i vini in degustazione presentati dalla giovane leva della cantina di Roncà (VR) segnaliamo lo Charmat lungo “Durello Vulcano” (10 mesi sui lieviti in autoclave).

Una di quelle bollicine capaci di farsi notare, nel panorama degli Charmat prodotti sull’onda del “Fenomeno Prosecco” con grande personalità e “senso”, tanto da godere di anima e identità propria. Tra l’altro in vendita a un prezzo invidiabile in cantina: 8,50 euro.

A comporre il blend è prevalentemente uva Durella, con una piccola percentuale di Chardonnay. Mineralità e acidità dominano naso e sorso, tanto da ricordare polvere da sparo e grafite.

Siamo di fronte al più “vulcanico” degli Charmat in degustazione al Castello di Lispida: aspetto che non potevamo che rimarcare, nel segnalare questa etichetta (vera e pura espressione di terroir) tra i migliori assaggi di Vulcanei 2018.

7) Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2013 “San Lorenzo”, Sassotondo Az. Agricola Carla Benini. Spazio ai rossi. Quello che impressiona di più è toscano, prodotto da un’azienda che lavora in biologico certificato (che firma anche un buon Bianco Superiore di Pitigliano 2017, “Isolina” – unica pecca nella Pai).

Vigne di oltre 50 anni per “San Lorenzo”, il cru di Ciliegiolo di Sassotondo che affonda le radici a Sorano, nel grossetano. Naso tra i più puliti, ampi e intriganti della manifestazione, tutto giocato tra il minerale, il fruttato e il balsamico.

In bocca questo Ciliegiolo taglia come una lama la lingua, a fette spesse di sale e tannino. Sentori agrumati rossi maturi, uniti a spezie come il chiodo di garofano e a più tipici richiami di ribers nero, disegnano un estratto importante.

Eppure la beva, resa essenziale dalla mineralità vulcanica, disegna trame estive, facili ma non banali. Un vino versatile, duttile, unico nel suo genere. Interessantissimo e di ulteriore prospettiva.

8) Tai Rosso Colli Berici Doc Riserva “Rovea”, Cantina Pegoraro. Un vino consigliato a tutti gli amanti del Tai Rosso, così come una visita alla cantina di quello che è uno dei suoi più moderni interpreti, il vignaiolo Fivi (Federazione italiana vignaioli indipendenti) Enrico Pegoraro (nella foto).

Una vecchia conoscenza di vinialsuper, presente nell’assortimento dei supermercati Alìper con una vera e propria chicca “qualità prezzo” (qui i dettagli). In questo caso segnaliamo la Riserva di Tai Rosso “Rovea”.

Un vino destinato a un pubblico più esperto e ambizioso, anche se l’affinamento in legno è perfettamente dosato e non appesantisce il sorso. Un vino che conferma la grande capacità della cantina di Mossano (VI) di proporre vini delicati, sul fil rouge dell’eleganza del frutto e della spezia tipica del Tai Rosso.

9) Aglianico del Vulture Doc 2015 “Verbo”, Cantina di Venosa. Ennesima riprova che il terroir vulcanico sembra accontentare tutti, dai piccoli ai grandi produttori. Cantina di Venosa, di fatto, si conferma anche al banco di degustazione di Vulcanei una piccola tra i big.

Una cantina dai grandi volumi (in Gdo con la linea “Baliaggio”) capace di proporre vini di grande valore, all’insegna della riscossa di tante cooperative del vino italiano (350 soci per Venosa, in Basilicata).

A convincere, tra gli ottimi vini proposti in degustazione, è l’Aglianico 2015 “Verbo”. Uno dei vini “base” della cantina, che vanta altre due linee “top di gamma” destinate all’Horeca.

“Verbo” convince perché disegna senza sbavature di sorta (leggasi commerciali e di marketing) il volto moderno dell’Aglianico del Vulture: quello fruttato, vicino al morbido, che rinuncia tuttavia a una trama tannica “futurizzante”.

10) Lazio Igt 2016 “Ruffiano di Confine”, Fattoria Madonne delle Macchie. Un Aleatico “Lazio style” che lascia il segno per la pulizia e intensità del frutto e il tannino di prospettiva, in parte conferito dalla parziale vinificazione in legno.

Di “Ruffiano”, inteso nel senso dispregiativo del termine, questa etichetta icona della Tuscia ha ben poco, se non la beva semplice ma tutt’altro che banale.

Un nettare ottenuto da un vigneto di 40 anni, situato nella Valle del Tevere, più esattamente a Civitella D’Agliano,
al confine con il comune di Orvieto, Umbria e Lazio (ecco spiegato in toto il nome di fantasia).

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Profilo autore

Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c'è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, oggi dirigo #vinialsuper. Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle "cause perse", vivo l'informazione come una missione di vita. E anche per questo ci bevo su

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