Abbona (Uiv): “Bene il vino fuori dai dazi Usa. Ora fuori anche da digital tax”

Il presidente dell’Unione Italiana Vini (Uiv), Ernesto Abbona, commenta con soddisfazione la decisione relativa al rinnovo dei dazi imposti dal rappresentante del Commercio americano (Ustr) nell’ambito dell’indagine Airbus, decisione che, di fatto, esclude il vino dalle sanzioni.

“Un successo fondamentale ma purtroppo non definitivo della diplomazia in un mercato che vale circa un quarto delle nostre esportazioni di vino nel mondo. Ora – dichiara Abbona – confidiamo che l’azione politico-diplomatica combinata si concentri sull’indagine Usa relativa alla cosiddetta digital tax approvata l’anno scorso dal Governo italiano”.

“L’obiettivo è scongiurare ancora una volta una ritorsione commerciale che si rivelerebbe perdente per l’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti. Per questo servirà intensificare il dialogo incoraggiando, anche in sede europea e internazionale, un percorso di cooperazione con gli Stati Uniti sui due fronti aperti. Dobbiamo assolutamente evitare che il vino possa divenire nuovamente bersaglio di dispute alle quali è completamente estraneo”.

Secondo le elaborazioni su base dogane dell’Osservatorio del Vino di UIV, gli Stati Uniti rappresentano il primo buyer di vino al mondo e l’Italia è tornata a essere il primo Paese fornitore, con un valore delle vendite nel primo semestre di quest’anno fissato a quasi 1 miliardo di dollari, in crescita sia a volume (+2,9%) che a valore (+1,8%) sul pari periodo 2019.

La Francia, colpita dai dazi aggiuntivi e principale concorrente oltreoceano, nello stesso periodo ha registrato una perdita a valore del 25,3%. Anche la Spagna ha pagato dazio alle ritorsioni commerciali accusando un -12,3%.

Tra i vini made in Italy, il cui risultato è ancor più significativo se si considera anche il calo complessivo delle importazioni di vino negli Usa (-10%, a 2,8 miliardi di dollari), gli spumanti (+4,7%) fanno meglio a valore rispetto ai fermi imbottigliati (+1,3%), che rimangono la tipologia più venduta con un controvalore di 742 milioni di dollari. In forte difficoltà invece i fermi imbottigliati francesi che, vittime dei dazi aggiuntivi, chiudono il semestre a -37%.

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