Per Alleanza cooperative agroalimentari la situazione del vino è “difficile, ma non drammatico”

“Affermare oggi che il settore vitivinicolo italiano goda di buona salute sarebbe assai distante dalla realtà, ma la lettura dei dati effettivi, e non di quelli ipotetici e tutti ancora da verificare, ci restituisce tuttavia un quadro meno drammatico rispetto a quanto alcuni sostengono”. Con queste parole Luca Rigotti, Coordinatore Vino di Alleanza cooperative agroalimentari commenta alcune analisi pubblicate oggi sulla stampa.

Un quadro “meno drammatico rispetto a quanto alcuni sostengono”, con queste parole Luca Rigotti, Coordinatore Vino di Alleanza cooperative agroalimentari, descrive lo stato attuale del settore vitivinicolo italiano alla luce “dei dati effettivi, e non di quelli ipotetici e tutti ancora da verificare”.

In un futuro che è certamente pieno di incognite – prosegue Rigotti – crediamo sia opportuno che il settore resti unito e che individui percorsi e strategie che puntino ad un rilancio dei consumi, anziché dare adito ad allarmismi prematuri e non supportati da dati definitivi”.

Le giacenze registrate da Cantina Italia alla fine di luglio riportano valori analoghi a quelli dell’anno precedente, + 1,8% secondo quanto riportato nei registri di cantina al 29 luglio. Vanno meglio i vini comuni rispetto a quelli a denominazione, che come noto hanno subito i maggiori rallentamenti per via della chiusura dei canali horeca.

Secondo Alleanza cooperative il dato complessivo è “a livelli molto vicini a quelli dell’anno precedente e occorre in ogni caso attendere i dati delle dichiarazioni di giacenza presentate ad Agea il 31 luglio per avere un quadro più preciso”.

Rispetto alla vendemmia alle porte, per la quale è assolutamente prematuro avanzare previsioni, la produzione attesa è più o meno nella media rispetto agli ultimi cinque anni. Resta però ancora tutto da verificare il possibile effetto della misura di riduzione volontaria delle rese per i vini a Indicazione Geografica, attivata solo di recente dal Ministero.

Certo è che la distillazione di crisi non ha riscontrato un grande successo e ciò si spiega, secondo Rigotti, “in parte perché il prezzo pagato per il vino era ad un livello decisamente troppo basso rispetto al mercato, come già la cooperazione aveva a suo tempo segnalato, dall’altra parte perché con giacenze del vino da tavola che alla data del 15 luglio risultavano inferiori dell’11% rispetto all’anno precedente, focalizzare la distillazione solo su quest’ultimo non ha probabilmente contribuito al successo della misura”.

Per quel che riguarda infine le dinamiche dei prezzi, le quotazioni più recenti parlano di qualche difficoltà per i segmenti di fascia più alta, con riduzioni di circa il 4% rispetto ad un anno fa, ma allo stesso tempo di una buona tenuta dei listini dei vini da tavola. Anche a fronte di una importante riduzione negli scambi internazionali, il dato dell’Italia risulta tenere meglio rispetto agli altri concorrenti.

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