Chi vende Bonarda a 0,99 euro può sedere in Consorzio? Gulliver e il caso Losito e Guarini

EDITORIALE – Si chiama “Consorzio Tutela Vini Oltrepò pavese“, ma tra i consiglieri figura da anni chi consente alle insegne di supermercati di vendere uno dei vini simbolo del territorio, il Bonarda, a cifre ridicole che variano da 0,99 euro a 1,99 euro. È il caso di Losito e Guarini, imbottigliatore che conta vigneti in Puglia e in Oltrepò pavese e ha sede a Lentate sul Seveso, in provincia di Monza e Brianza: non esattamente un Comune premier cru per la viticoltura italiana, a meno di errori palesi di Google Maps. Nulla di illegale, intendiamoci.

Ma la promozione dei supermercati Gulliver, con il Bonarda della linea “Il Feudo” di Losito e Guarini in promozione a meno di un euro il 19 e 20 settembre, mette ancora una volta sotto i riflettori una necessità urgente per il mondo del vino italiano: quella di rivedere i meccanismi di rappresentanza dei Consorzi, all’interno dei quali gli imbottigliatori hanno vita sin troppo semplice, a discapito di vignaioli e piccoli produttori.

Una battaglia portata avanti in solitaria, in Italia, da associazioni come la Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi), che ha sollecitato più volte un intervento delle autorità nazionali sul fronte della tutela delle piccole imprese vitivinicole, schiacciate dai “big”.

Il Bonarda “Il Feudo” di Losito e Guarini a 0,99 euro, inoltre, pone l’accento sull’eterno punto di domanda relativo alle commissioni di degustazione. Il vino in questione vanta la Doc, a garanzia del rispetto dei canoni qualitativi e organolettici del disciplinare di produzione del vino dell’Oltrepò pavese.

Lo stesso accade per etichette di qualità superiore, come i tanti Bonarda in vendita da 6 euro sino a cifre che si aggirano attorno ai 10 euro. Quali garanzie per il consumatore, di fronte alla confusione dei prezzi nella corsia dei vini del supermercato? Nessuna, almeno dal punto di vista della chiarezza del messaggio della Denominazione in questione.

Il mercato è libero, per carità. E le dinamiche della Grande distribuzione organizzata – noi lo sappiamo bene e non smetteremo mai di spiegarlo ai nostri affezionati lettori – sono ben più complesse della mera equazione: “Prezzo ribassato = svendita”.

La verità su questa sfortunata Doc del vino oltrepadano, è che chi invece si autoproclama difensore della “Bonarda di qualità” (la cosiddetta “Bonarda dei Produttori“), pochi mesi fa non ha trovato altro sistema per promuovere il “brand” che regalare bottiglie nei ristoranti di Pavia, alla riapertura dell’Horeca, post lockdown: “brindisi” gratis, ma col vino rosso da pasto per antonomasia, mica con lo spumante.

Qualcosa di meno, a voler giudicare solo i numeri, del “manco un euro” della Bonarda “Il Feudo” da Gulliver. Sarebbe utile, allora, stabilire quantomeno delle regole che non creino assurde contraddizioni: sicuri che chi consente ai retailer di vendere la propria Bonarda a 0,99 euro possa sedere ancora, così agilmente, in un Consorzio di Tutela che ha assoluto bisogno di “Tutela” (non dalla politica, s’intenda: di quella ce n’è fin troppa sull’asse Pavia-Milano), come quello pavese?

Profilo autore

Davide Bortone
Davide Bortone
Nato con la penna in mano, poi c’è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo oggi Vinialsuper.it e WineMag.it. Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle cause perse e del blind tasting, vivo il mestiere come una missione e una delle più alte forme di altruismo. Edito con cadenza annuale la guida ai migliori vini Gdo, in collaborazione con la redazione.