Cara Gdo, tratta la corsia del vino come quella delle brioche!

BAREGGIO – “Quanta polvere! Mi dia qui, gliela pulisco un po’. Certo che quando caricano il vino potrebbero anche spolverare le bottiglie…”. Sorprendono la stessa cassiera i chili di polvere sulla bottiglia di Dolcetto d’Alba 2009 Marchesi di Barolo che portiamo in cassa in un supermercato Coop Italia, alle porte di Milano.

Siamo a Bareggio, nell’Ovest milanese. In cassa giungiamo dopo aver “ispezionato” in lungo e in largo la corsia dei vini dello store, documentando un vero e proprio scempio.

Decine e decine di bottiglie di vini bianchi di vendemmie vecchissime (indietro fino alla 2005) giaciono sugli scaffali dell’angolo “enoteca” del supermercato Coop.

Ce n’è davvero per tutti, da nord a sud Italia. Dai Roero Arneis de Le Monferrine (2013) ai Curtefranca Bianco di Castelfaglia (2013), passando per il Valpolcevera Doc Bianco della Cooperativa vitivinicola Coronata di Genova (mini verticale: 2005, 2006 e 2007), il Friulano La Rocca (2011), Corvo Bianco di Duca di Salaparuta (2017 e 2016) e chiudendo con il Sicilia Doc Bianco “La Segreta” di Planeta (2016 e 2015). Nulla di voluto, anche se parte di questi vini può aver guadagnato in termini di complessità.

Tra i rossi non esattamente da lungo affinamento scorgiamo il Bonarda frizzante dei Colli Piacentini 2016 di Cantina Vicobarone, Corvo Rosso (2008 e 2015, uno accanto all’altro) e il Gutturnio frizzante Casabella (2016).

Potrebbe andar meglio l’assaggio del Nebbiolo d’Alba di Terre del Barolo (2013 e 2015), del Piemonte Doc Dolcetto (2015 e 2016) di Cantina Clavesana, nonché del Barbera d’Asti Docg Superiore Infernotto (2009) o del Barbaresco Docg Basarin di Leone Giacosa (2012 e 2014).

Così come potrebbero essere buoni il Curtefranca Doc Rosso Catturich Ducco (2012), il Dolcetto d’Alba Marchesi di Barolo (altra mini verticale: 2009, 2010, 2011), il Nero d’Avola “Cent’Are” Duca di Castelmonte (2009 e 2010), il Barbera d’Asti Docg “Le Tegole” (2007 e 2010) e il Dolcetto d’Asti Doc Bersano (2008 e 2010). Spazio pure al dolce, con il Piemonte Docg Brachetto Borgo Badia (2008 e 2011).

AL CORSIA DEI VINI MERITA RISPETTO
Vini (almeno per quanto riguarda parte dei bianchi) sostanzialmente imbevibili perché ossidati, a completa disposizione dei clienti. Per gli altri, data l’evoluzione, il danno è la mancata riconoscibilità da garantire ai consumatori Gdo, spesso non in grado di giudicare positivamente un vino non d’annata.

E, di certo, non è lo scopo della Grande distribuzione (ahinoi) raccontare quanto bene fa il tempo al vino, anche nel caso di certi vini bianchi.

Per mettere nel carrello le vecchie annate non serve “scavare” sul fondo dello scaffale: le bottiglie di vecchi vini bianchi sono in pole position, pronte per la presa da parte dei clienti.

Un’incredibile episodio di noncuranza, che evidenzia ancora una volta le enormi difficoltà della Grande distribuzione organizzata italiana nella gestione della corsia dei vini.

Già, perché qui non si parla dell’assenza di professionisti come sommelier o wine expert nell’angolo enoteca Coop. Bensì del mancato rispetto di una regola basilare, che invece risulta un dogma in altre corsie, come quella delle brioche.

UNA REGOLA SEMPLICE
Quella regola si chiama “first in – first out” (FIFO) ed è il motivo per il quale capita di trovare la scadenza più “fresca” sul fondo dello scaffale, che si tratti di cornetti della Bauli o dell’insalata pronta Bonduelle.

In sostanza, tra le mansioni degli addetti della Grande distribuzione c’è quella di caricare sul fondo la scadenza meno recente (l’ultima arrivata allo scarico merci del punto vendita) e davanti quella più recente.

In soldoni: le brioche che scadono il 20/07/2019 saranno sul fondo dello scaffale, mentre quelle con scadenza più ravvicinata saranno pronte per la presa del cliente, nella parte frontale della scaffalatura.

Il rispetto della regola del “first in – first out“, assieme al corretto calcolo delle rotazioni da parte dei responsabili di reparto che effettuano gli ordini, consente alle insegne di supermercati di ridurre gli sprechi alimentari, vera piaga dei nostri giorni.

Da qui il nostro appello alla Grande distribuzione organizzata: insegnate agli addetti l’importanza di “dare il giro” alle vendemmie dei vini presenti nell’enoteca. Una prassi elementare, utile anche alle cantine clienti della Gdo, che in casi come quello documentato nel supermercato Coop rischiano di veder compromessa la loro immagine.

Il cliente che acquisterà una bottiglia di vino ossidata – o comunque imbevibile – difficilmente la sceglierà di nuovo, pur tornando a fare la spesa nel medesimo supermercato. Cara Gdo, tratta la corsia del vino come quella delle brioche!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Profilo autore

Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c’è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, dirigo Vinialsuper e WineMag.it (testata dedicata al vino Horeca). Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle cause perse e del blind tasting, vivo l’Informazione come una missione di vita. Anche per questo ci bevo su. Senza guardare l’etichetta.

Media voto utenti

Non ci sono ancora voti

Hai assaggiato questo vino? Dagli un voto

Commenti

commenti