Chianti e Brunello di Montalcino esultano per il vino italiano fuori dai dazi Usa

I Consorzi dei produttori di Chianti e Brunello di Montalcino esultano l’ultima revisione dei prodotti Ue sottoposti ai dazi Usa di Donald Trump che di fatto esclude il vino italiano dalla black list.

Una decisione, quella di non inserire il vino italiano tra le eccellenze europee sottoposte a tariffs supplementari – in ritorsione all’affaire Airbus – che l’Ustr ha assunto a Washington, come evidenziato da WineMag.it.

“E’ un’ottima notizia – dichiara Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti – visto che il mercato statunitense per noi è il primo mercato di esportazione. In un momento come questo non avere aumenti di costi da parte degli importatori per noi è un’ottima cosa, che ci permette di riprendere l’attività commerciale per farla tornare ai livelli pre-Covid”.

“Abbiamo tutte le possibilità per poter ripartire, nel momento in cui l’America riapre i mercati al 100%. Gli Usa hanno continuato ad acquistare: ci è mancato un po’ il canale Horeca, ma il Chianti è un vino molto presente nella grande distribuzione americana, per cui non ci sono state grandi flessioni”.

Sono infatti previsti incrementi solo per alcune categorie di merci provenienti da Francia e Germania, che compensano le riduzioni di tariffe applicate a Grecia e Gran Bretagna. L’ammontare dei dazi resta fissato a 7,5 miliardi di dollari.

“Il vino italiano che si salva dal nuovo round dei dazi aggiuntivi Usa è certamente una gran bella notizia per tutto il Belpaese enologico – sottolinea il Consorzio del vino Brunello di Montalcino con il presidente Fabrizio Bindocci – in particolare per Montalcino”.

“Gli Stati Uniti non sono solo il principale mercato di sbocco al mondo per il Brunello con un’incidenza del 30% sulle esportazioni globali, ma anche uno dei simboli del Made in Italy oltreoceano”.

“Come Consorzio – ha aggiunto Bindocci – esprimiamo apprezzamento per il ruolo svolto dalla nostra diplomazia, dal Governo e dalle organizzazioni di settore per il risultato raggiunto. Un punto di ripartenza che mai come ora dovrà essere sostenuto con un’azione forte di promozione e presenza del nostro vino nel suo principale sbocco naturale“.

Secondo le elaborazioni su base dogane dell’Osservatorio del Vino di Uiv, gli Stati Uniti rappresentano il primo buyer di vino al mondo e l’Italia è il primo Paese fornitore. Il mercato Usa assorbe una quota vicina al 20% della produzione complessiva di Vino Chianti, per un valore stimato intorno ai 100 milioni di euro.

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