Chianti, registrato in Cina il marchio “Shiandi” per l’export

FIRENZE – Svolta epocale per il Chianti in un Paese come la Cina, senza un vero e proprio alfabeto e con un complesso sistema di caratteri e fonemi. Il Consorzio del vino italiano più famoso del mondo annuncia di aver registrato un marchio composto tra tre “idiomi”, che i produttori toscani potranno utilizzare per l’export in Cina.

Lo rende noto il presidente Giovanni Busi, attraverso un comunicato inviato all’Ansa. “E’ un passo epocale per il marchio – commenta il numero uno del Consorzio del Chianti – che sancisce il radicamento nel mercato cinese”.

“Con questa registrazione – continua Busi – abbiamo realizzato uno step importante del nostro progetto a lungo termine di internazionalizzazione a favore delle imprese toscane”.

In realtà si tratta di un tipico esempio di assonanza. Meglio ancora di un neologismo, con il quale si cerca di replicare la parola “Chianti” attraverso le “sillabe” a disposizione in Cina: “Jī’ān dì“, ovvero “Chianti”.

Il marchio ha infatti una fonetica molto simile all’originale: si pronuncia infatti “Shiandi”. Il primo dei tre caratteri che compongono la parola è utilizzato per indicare un’attività a favore di terzi, il secondo rappresenta la pace, e il terzo rappresenta invece le radici di un fiore.

“Si tratta del compimento di un inteso lavoro di promozione che ha visto al centro il vino Chianti Docg, che da oggi sarà ancora più apprezzato in un Paese che conta 1,3 miliardi di persone, con un mercato dalle potenzialità enormi”, sottolinea ancora il presidente Busi.

LA CHIANTI ACADEMY
Un vino da degustare e da apprezzare nel calice, dunque. Ma anche da “insegnare”. È nata da poco, infatti, la prima Chianti Academy dedicata a professionisti del settore del vino in Cina, che impareranno la storia e la cultura del vino toscano, studieranno la catena di produzione e le politiche di tutela del prodotto, degusteranno i vini di 30 diverse etichette, analizzeranno gli abbinamenti con il cibo.

La Chianti Academy ha fatto il suo esordio a Shenzhen con le prime sessioni didattiche del 20 e 21 settembre, per poi trasferirsi a Guangzhou, proseguire per Shanghai e concludersi a Beijing il 29 e 30 settembre.

Per ottenere la qualifica di Chianti Wine Expert rilasciata dal Consorzio Vino Chianti e quindi conseguire l’attestato della prima Accademia ufficiale del vino Chianti Docg è previsto che il candidato frequenti quattro diversi moduli di lezione e superi un esame finale.

Gli studenti iscritti al momento, come rende noto il Consorzio, sono 80 in ognuna delle quattro città coinvolte. I corsi sono organizzati col supporto dell’organizzazione di Interwine di Guangzhou, tra i leader del mercato fieristico cinese e da qualche anno partner del Consorzio nelle attività di promozione in Cina.

Cosa si studia quindi alla Chianti Accademy? Si parte dalla storia del vino Chianti, a cominciare dagli Etruschi. Si analizza la catena di produzione della denominazione, la cultura toscana legata al vino, la tutela del prodotto, il disciplinare di produzione, passando per un assaggio intensivo di circa 30 diverse etichette assortite dal Consorzio tra tutte le tipologie di prodotto esistenti e rappresentative.

Ma gli studenti dell’Accademia del vino Chianti avranno modo di trattare anche temi molto attuali, come gli abbinamenti con il cibo, il consumo tra i giovani, la comunicazione e il marketing del prodotto.

Secondo i dati Nomisma si parla di una crescita del 3,3 per cento rispetto allo scorso anno dell’export del vino italiano. L’export di rossi Dop imbottigliati è stato meno performante, con una variazione di appena l’1%, mentre nella categoria hanno fatto meglio i rossi Dop della Toscana che hanno messo a segno un +11,3%, recuperando così parte del calo che si era verificato nell’export dell’anno scorso. (foto ANSA)

Profilo autore

Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c’è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, dirigo Vinialsuper e WineMag.it. Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle cause perse e del blind tasting, vivo l’Informazione come una missione di vita. Anche per questo ci bevo su. Senza guardare l’etichetta.

Commenti

commenti