COME SCEGLIERE E COMPRARE IL VINO AL SUPERMERCATO

Come scegliere e comprare il vino al supermercato senza sbagliare etichetta? Quali sono i trucchi per non farsi trarre inganno dai vini in promozione? Come viene stabilito il prezzo del vino in vendita nella Grande distribuzione organizzata? In questa pagina vi spieghiamo tutto ciò che c’è da sapere sul vino al supermercato, attraverso le parole parzialmente tratte da un’intervista rilasciata da Davide Bortone, direttore di Vinialsuper.it, al periodico Onav.

  • Quale fetta di mercato ha in Italia il vino venduto al supermercato?

    Più del 35% del vino consumato in Italia viene acquistato al supermercato. Una cifra che sale quasi al 50%, se si considera il totale del vino “confezionato”, ovvero non venduto sfuso, in Italia.

    Numeri che riguardano l’indagine compiuta da grandi gruppi italiani ed esteri della Gdo che operano in Italia, come Auchan, Bennet, Carrefour, Coop, Esselunga, Finiper, Pam, ma anche altre piccole e medie aziende operanti nel cosiddetto “canale moderno”.

    Sono numeri importanti, se si considera che in Italia la percentuale del vino confezionato si assesta sul 75% del vino prodotto annualmente. La bottiglia da 75 cl è leader sia per i fermi sia per gli spumanti. Suddividendo il vino per colore, emerge che il rosso in Italia rappresenta circa il 55% del totale, il bianco il 40% e il rosato il 5%.

    La Gdo, compreso il canale del Discount, vale 2,35 miliardi di euro. Sono 7,5 milioni gli ettolitri prodotti e 790 milioni i pezzi venduti (vino e spumante) nei formati disponibili, secondo dati Nielsen.

    Il giro d’affari di vino e spumante di Ipermercati e supermercati rappresenta il 71% a valore e il 59% a volume. Il Discount è il secondo mercato a volume (28%) e a valore (16%).

  • Come si comprende lo scaffale del vino al supermercato?

    Si presenta con un layout, ovvero con una disposizione dei prodotti, simile a quello degli altri segmenti. Le logiche di acquisto, del resto, sono le stesse che regolano qualsiasi altra “corsia”.

    Per semplificare l’esposizione, i vini sono suddivisi per tipologia, colore e provenienza regionale. Generalmente troveremo i vini a basso costo nella parte più bassa o più alta dello scaffale, dove lo sguardo del cliente cade non meno frequenza.

  • Cosa significa private label?

    Interessante il fenomeno delle private label, ovvero le “marche private”: si tratta di linee di prodotto “commissionate” dalle insegne ai fornitori che rispondono ad elevati standard di certificazione della produzione.

    Possiamo così trovare etichette di vino prodotte in esclusiva per la determinata insegna da cantine molto note e solitamente di grandi dimensioni, dal momento che l’operazione comporta capacità organizzative difficilmente affrontabili dalle piccole aziende.

    Un capitolo a parte merita la linea “Grandi Vigne” di Iper, La grande i (Finiper). Si tratta, a mio avviso, del miglior esempio di “private label” del vino in Italia. Iper ha selezionato piccoli-medi produttori di assoluta qualità in ogni regione, arrivando a proporre oltre 80 etichette di vini targati “Grandi Vigne”. La vera novità è che, in contro etichetta, appare il nome del produttore per esteso.

  • Le etichette del vino al supermercato non sono sempre chiare. Ci sono dei segreti per comprenderle meglio?

    Quanto descritto sopra sembra poco, ma in realtà è tantissimo in un mondo come quello della Gdo, dove spesso - come purtroppo consente la legge - appaiono sigle indecifrabili di imbottigliatori vari, o addirittura veri e propri “pseudonimi” e “sigle” dietro le quali ci celano le cantine dove il vino è stato prodotto o semplicemente imbottigliato.

    Un grande risultato in termini di trasparenza nei confronti del consumatore, quello conseguito da Finiper. Ma anche un bel segnale da parte degli stessi produttori, che non si vergognano di apparire col proprio nome su un’etichetta che finisce sugli scaffali del supermercato. La maggior parte dei produttori interessati dal progetto “Grandi Vigne”, di fatto, operano quasi esclusivamente nell’Horeca.

    Altro bell’esempio di Private Label associata al vino è la linea “Fior Fiore Coop”, presentata addirittura a Vinitaly 2018, in ottica promozionale del brand. Un vero e proprio evento: si è trattato della prima volta per un’insegna Gdo alla più importante fiera del vino italiana.

    Una linea meno corposa (numericamente) rispetto a quella di Finiper, comunque in grado di disegnare l’Italia del vino, dal Gewürztraminer dell’Alto Adige al Catarratto siciliano. Referenze, per le quali Coop garantisce “unicità e rispondenza ad alti parametri qualitativi”.

  • I consumi di vino al supermercato sono cambiati negli anni? Quali evoluzioni?

    L’analisi sul medio e lungo periodo evidenzia che sono i vini bianchi a crescere leggermente più dei rossi. Faticano ancora i rosati, sui quali però molte aziende stanno investendo bene, con prodotti interessanti.

    Più in generale, l’evoluzione del vino al supermercato è legato a doppio filo al calo dello sfuso, che fino a vent’anni fa valeva tre volte il vino confezionato. Un dato che sottolinea l’importante cambiamento nel trend dei consumi avvenuto negli ultimi due decenni.

  • Il vino in promozione traina le vendite o ci sono altri meccanismi per spingere i clienti a scegliere un’etichetta di vino piuttosto che un’altra?

    La leva promozionale è certamente uno degli elementi che maggiormente caratterizzano le politiche di vendita del vino al supermercato. Attraverso delle “coccardine” da apporre accanto al prezzo, al cliente appare evidente – anche da lontano – quali siano i vini in promozione, così come accade nelle altre corsie del punto vendita, per tutte le tipologie di prodotto.

  • Come viene stabilito il prezzo della promozione del vino al supermercato? Quando è davvero conveniente?

    Il prezzo promozionale, il più delle volte, viene concordato tra insegna e produttore. Spesso, alcuni vini si trovano a scaffale a un “prezzo pieno” finalizzato “al prezzo promo”. Un fenomeno che riguarda, in particolare, i primi e primissimi prezzi dello scaffale

    Tornando alle politiche di vendita, sempre più scaffali del vino al supermercato appaiono suddivise non solo per tipologia (bianco, rosso, rosato, fermo, spumante, etc) ma anche per certificazione della produzione, convenzionale o “biologica”.

  • I vini biologici al supermercato sono una garanzia?

    I vini certificati bio, come documenta la stessa Federbio, crescono molto anche al supermercato. Da qui l’esigenza delle insegne di segnalare a scaffale i vini biologici. Le insegne più attente riportano la stessa indicazione anche sui volantini delle offerte.

    Più in generale, il consumatore italiano predilige l’acquisto di vini con la fascetta di Stato, dunque Doc o Docg. L’idea di avere una garanzia ulteriore sul processo produttivo è strettamente legata alla percezione della qualità dell’etichetta, anche se non sempre i vini Doc e Docg in vendita al supermercato esaltano particolarmente le caratteristiche di quella determinata Denominazione. Ma questo è un problema delle Commissioni tecniche di degustazione!

    Stando ai dati, i vini Doc e Docg in bottiglia registrano nell’ultimo periodo ottime prestazioni. Gli spumanti e vini biologici hanno subito una crescita esponenziale. Bene anche i vini a marca privata o marchio del distributore in bottiglia, secondo le ricerche IRI per Vinitaly.

  • Quanto spazio c’è nella Gdo per i piccoli produttori locali?

    Molte insegne - e mi riferisco in particolare a quelle che davvero possono contare su una capillarità nazionale dei punti vendita - hanno capito l’importanza di referenziare e dedicare spazi particolari e ben evidenziati alle etichette di vino locale.

    Si tratta della risposta al trend di crescita dei vitigni autoctoni, che attirano sempre più l’attenzione degli amanti del buon vino, oltre che dei professionisti. Vado in Puglia? Mi aspetto di trovare un’ampia proposta di vini locali nel Carrefour di turno.

    Mi trovo in Veneto? Giusto aspettarmi un assortimento che risponda alle peculiarità regionali. Gli esempi di eccellenza assoluta non mancano, con referenziamenti di produttori locali legati ai punti vendita di singole province.

    Certo non si tratta di micro produzioni, dal momento che la Gdo necessità di buoni volumi, anche se esistono eccezioni. In alcuni casi si riesce davvero a trovare delle “chicche”, anche al supermercato. Un esempio?

  • Cosa ci riserverà il futuro dei vini in vendita nei supermercati? Quali le novità più importanti?

    L’augurio è che le insegne investano nella formazione del personale e capiscano il potenziale di una corsia - quella dei vini, per l’appunto - che merita di essere trattata alla stregua di una gioielleria (o del reparto profumeria, per non andare troppo lontano dalla dimensione Gdo).

    Da un corretto allestimento delle corsie e dalla preparazione degli scaffalisti, in grado di orientare le scelte dei consumatori altrimenti appannaggio degli sconti e delle promozioni al ribasso, può dipendere una buona fetta dell’auspicabile incremento dello “scontrino medio”.

    Al momento, però, nessuna insegna ha annunciato particolari investimenti nel segmento dei vini. Anzi, la pressione promozionale e le condizioni dei contratti continuano ad essere i maggiori motivi di sfiducia nei confronti della Gdo, da parte dei produttori e di una parte dei consumatori.

    Durante il periodo di lockdown da Coronavirus, ho auspicato una sorta di “Patto del vino” tra Gdo e Horeca, utile a definire nuove politiche di selezione, approvvigionamento ed esposizione del vino al supermercato, auspicando che i buyer inizino a parlare di più (e viceversa) con i vignaioli.

    Questo sarà possibile solo se cambieranno determinate logiche che oggi allontanano i piccoli produttori dalla Gdo. Ma pensiamoci un attimo: quanto sarebbe utile per una piccola cantina poter vendere - anche solo nei punti vendita regionali delle diverse insegne – i propri vini durante periodi di lockdown dell’Horeca?

    Essere presenti in Gdo, inoltre, significherebbe investire nel mercato italiano e risentire meno delle “mestruazioni” della politica internazionale: vedi dazi sul vino negli Usa, Brexit e Russia.

  • Qualcuno sostiene che la conservazione dei vini al supermercato non sia all’altezza del prodotto. Qual è la verità?

    Va sfatato il mito che la conservazione dei vini in Gdo sia pessima. La luce incide in maniera minima sui vini, dal momento che la rotazione delle varie referenze dovrebbe essere garantita in maniera puntuale dai responsabili di reparto, che all’occorrenza possono ricorrere a politiche promozionali “in store” sulle referenze meno vendute, per ridurre le eventuali scorte.

    Le etichette poco vendute, nel giro di poco tempo, finiscono fuori assortimento per far spazio ad altre. Un discorso a parte meritano i vini di valore, magari di annate non recenti: non evitate di acquistarli per il timore che siano stati conservati male.

    Nella maggior parte dei casi, i vini di pregio presenti in Gdo non vengono conservati nel magazzino del punto vendita o nel Ce.Di (Centro distribuzione) di riferimento, bensì vengono ordinati in piccole quantità dagli stessi distributori che servono le enoteche e i ristoranti.

    Il minimo d’ordine è presto raggiunto e le referenze non hanno necessariamente imballi da 6 pezzi, ma più spesso da tre. Nessun punto vendita di nessuna insegna Gdo ha interesse a fare da “magazzino” a vini di valore: per questo, i vini top di gamma sono presenti generalmente in quantità limitate nei singoli negozi. Tutto, ovviamente, dipende però dalla bravura e professionalità dei capi reparto. Come in enoteca. C’è enotecario ed enotecario, no?

  • Quali secondo te, oggi, le buone ragioni per acquistare un vino al supermercato?

    La ragione principale per acquistare il vino al supermercato è l’immediata disponibilità, in una corsia piena di vini, di tutto il panorama delle maggiori Denominazioni del vino italiano. Credo sia praticamente impossibile, ormai, uscire a mani vuote quando si è a caccia di un buon vino con cui accompagnare il pranzo, la cena o un’occasione speciale.

    I vini presenti al supermercato sono super controllati. Le insegne chiedono ai fornitori importanti garanzie in termini di certificazione, che garantiscono la salubrità delle etichette. Non ultimo il rapporto qualità prezzo.

    Ogni due settimane circa, su Vinialsuper pubblichiamo un articolo con i migliori vini in promozione al supermercato, assegnando loro un punteggio in “cestelli della spesa” (da 1 a 5). Ebbene, col vino a volantino si possono fare veri e propri affari!

    Acquistare il vino al supermercato, infine, è un ottimo modo per molti professionisti del settore per tenere sotto al naso (e sotto la lingua) l’andamento dei gusti del consumatore medio.

COME SCEGLIERE E COMPRARE IL VINO AL SUPERMERCATO

***Vinialsupermercato.it. Testata giornalistica registrata in Tribunale dal 18 luglio 2017, vinialsupermercato.it è stata fondata a metà del 2015. Oggi è una delle realtà più giovani e dinamiche dell’informazione enologica in Italia. Fa parte del network WineMag Editore che comprende anche WineMag.it, testata giornalistica incentrata invece sulle news e le degustazioni del mondo del vino Horeca.

Vinialsuper e WineMag.it prendono spunto da un’idea dell’ex cronista freelance milanese Davide Bortone, affiancato oggi da Viviana Borriello, Giacomo Merlotti e Gabriele Rocchi.

Raccoglie oggi diversi collaboratori in Italia. Un “giornale del vino al supermercato” che si propone di raccontare le etichette presenti sugli scaffali della Grande distribuzione, consigliando ai lettori le migliori, soprattutto in un’ottica qualità prezzo. I vini, infatti, vengono valutati da 1 a 5 “cestelli della spesa”.

L’obiettivo di Vinialsuper è quello di fornire una panoramica completa del vino italiano ai clienti abituali della Grande distribuzione. Stuzzicando al contempo i buyer delle insegne a un continuo rinnovamento e innalzamento qualitativo dell’assortimento proposto a scaffale. Alzare l’asticella, insomma: da una parte e dall’altra dello scontrino***