Il vino al supermercato e la grande sfida persa da buyer e insegne

EDITORIALE – Immaginate un supermercato dove ci sia più scelta di vino di qualità che di food per animali (meglio il salmone, l’orata o il paté di cinghiale per il chiwawa?). Ecco, è questo il supermercato del futuro che immaginiamo noi di Vinialsuper.

Uno store che dia più spazio alle etichette rispettose dei terroir, all’interno del quale possano fare rifornimenti anche i ristoratori, per rimpinguare le carte dei vini. Senza vergogna e senza rischiare di irritare i suscettibili fornitori Horeca.

Ci guadagnerebbe l’Italia intera, per lo meno quella enoica, se le insegne di supermercati iniziassero a parlare più di qualità che di prezzo, partendo dal modo migliore per far combaciare entrambe, evitando qualche figura di merda di troppo alle ormai inutili Commissioni di degustazione dei vini Doc e Docg.

Una sfida che necessita una vera e propria rivoluzione in termini di scelta del personale da parte delle catene Gdo. Già, oggi vogliamo essere drastici, sulla scorta delle parole di Matteo Ascheri, presidente del Consorzio di Tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani: “Basta col Barolo a 10 euro nei discount, disorienta i consumatori”.

Non è ammissibile che nel 2019 i buyer Gdo tengano in ostaggio i produttori di vino (grandi e piccoli, non fa differenza quando si parla di prezzi) con continue richieste di sconti che minano il senso stesso della presenza a scaffale di molte etichette di assoluta qualità.

Colpa di obiettivi annuali (appositamente) sempre più difficili da raggiungere dai category manager, ma anche di una certa logorante e diffusa ignoranza in campo enologico da parte di chi è chiamato a selezionare il vino, quando magari fino a ieri trattava mutande, caramelle o detersivi.

Il buyer del vino, lasciatevelo dire cari presidenti e amministratori delegati di ipermercati e discount, dev’essere un po’ “poeta” e un po’ “contabile” per fare davvero bene. Deve avere il calice sulla scrivania e l’ufficio pieno di campionature. Perché il vino non è solo quello che si compra, ma anche quello che si sogna di bere.

D’altro canto, chi sta al gioco dei buyer (spesso si tratta dei soliti famigerati imbottigliatori) gioca contro l’Italia del “bere bene” al giusto prezzo. Le dinamiche delle private label Gdo, la cui realizzazione è spesso affidata al miglior offerente su piazza, in grado di offrire il prodotto “a marchio” ad appena 5 centesimi in meno rispetto al competitor di turno, sono un fulgido esempio della deriva.

Stiamo monitorando con preoccupazione, per esempio, la rivoluzione in corso in insegne come Iper, La grande i, intenzionata – secondo indiscrezioni – a smantellare dalla base la complessa architettura che ha portato alla realizzazione dell’ammirevole linea “Grandi Vigne“.

Uno dei più fulgidi esempi di quanto possa fare bene la Grande distribuzione, con un minimo di selezione sul territorio. Un progetto che rischia di “saltare” nel nome dei tagli e di un poco lungimirante sguardo sulle nuove abitudini dei consumatori, sempre più attenti e capaci di scegliere il vino di qualità, anche dallo scaffale del supermercato.

Ma bisogna crederci e investire risorse in questa direzione. Scommettere, insomma, al posto di attendere che i nuovi mercati (Est Europa, Sud America, Cina, Sud Africa) inizino ad invadere la piazza con vini di bassa qualità, costringendo i nostri produttori di vino a ulteriori sforzi per campare. Il caso del Cile insegna.

Sogniamo, insomma, un supermercato del futuro che guardi alle radici dell’Italia, legate a doppio filo alla tradizione eno gastronomica, non solo a parole.

Il rischio, altrimenti, è quello di trovarsi a fare la spesa in punti vendita sempre più belli e all’avanguardia tecnologica, ma terribilmente arretrati dal punto di vista delle aspettative – anche minime – degli amanti del vino. Se avete bisogno fate pure un fischio. Cin, cin.

Profilo autore

Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c’è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, dirigo Vinialsuper e WineMag.it (testata dedicata al vino Horeca). Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle cause perse e del blind tasting, vivo l’Informazione come una missione di vita. Anche per questo ci bevo su. Senza guardare l’etichetta.

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