La spesa online ai tempi del Coronavirus: fermi “in coda”, come al supermercato

MILANO – L’emergenza Coronavirus ha costretto gli italiani a cambiare il loro approccio alla spesa. Le forti limitazioni agli spostamenti rendono quasi impossibile, soprattutto nei piccoli centri, scegliere l’insegna presso la quale rifornirsi. In molti stanno dunque sperimentando per la prima volta la spesa online. Ma è davvero così semplice fare acquisti online, farsi portare la spesa a casa o ritirarla bella e pronta presso il punto vendita? Mai pensato si potesse trovarsi in coda come al “vero” supermercato? Abbiamo voluto testare con mano le alternative disponibili. Ecco com’è andata.

LA SPESA ON LINE
Tralasciando le difficoltà che possono riscontrare gli utenti poco abituati a muoversi nel mondo digitale, e sorvolando sulla instabilità che molte reti di connessione Internet Wi-Fi stanno riscontrando a causa dell’elevato traffico di questi giorni, i problemi sono molto più concreti.

Primo fra tutti la coda, come se fossimo fisicamente fuori dal supermercato, con il carrello, ad attendere il nostro turno ad un metro di distanza dagli altri avventori (come da disposizioni anti Covid-19).

Ne è un chiaro esempio l’e-commerce di Carrefour, che fornisce anche una stima di quanto tempo dovremo attendere davanti ad uno schermo inerte, prima di poter scegliere i prodotti che ci servono (ammesso di trovarli). Situazione simile da Tigros dove, ad oggi, ogni fascia oraria per la potenziale consegna risulta esaurita per i prossimi 6 giorni.

RITIRARE LA SPESA PRESSO IL PUNTO VENDITA

Non se la passano meglio le insegne che mettono a disposizione il servizio “Drive“, ovvero la possibilità di ritirare in auto la propria spesa già pronta presso il punto vendita.

Iper “la Grande I” ha esaurito le fasce orarie disponibili per tutte le giornate attive sul sistema, esattamente come Bennet. Coop chiede invece all’utente di “ritirare la spesa solo dopo aver ricevuto conferma di chiusura dell’ordine”, indipendentemente dall’orario prescelto online (!).

Conad mette a disposizione tanto il servizio di consegna quanto il Drive, ma solo su alcune province, fra cui non figura per esempio Milano. Il tutto sorvolando sul fatto che sussiste il divieto agli spostamenti “non indispensabili“.

Tradotto, dobbiamo recarci presso il supermercato più vicino e non oltre, per non rischiare di incorrere in sanzioni. Quindi, o abbiamo un’insegna utile sotto casa, o possiamo scordarci il servizio “Drive”.

IL VINO ONLINE

Difficoltà oggettive nell’approvvigionamento alimentare che si ripercuotono, inevitabilmente, anche sul mercato del vino. Enoteche chiuse. Acquisti fatti al super sotto casa, per limitare gli spostamenti (e non sempre scelti in base alle promozioni, le abitudini o la qualità dei prodotti).

Acquisti fatti in fretta e magari dopo un’estenuante coda all’aperto, o dopo aver litigato col computer o con lo smartphone, per avere la spesa consegnata a casa. Situazioni che non agevolano il cliente e che non permettono una scelta attenta e consapevole.

Resta l’alternativa delle enoteche online che dal canto loro stanno spingendo molto sia su alcune promozioni sia sulla “solidarietà”, devolvendo una quota degli introiti agli ospedali.

Tannico dichiara “consegne regolari escluso Bergamo e provincia”, Vino75 garantisce “consegne regolari in tutta Italia in 48h”, mentre Callmewine, dalla sua pagina Facebook fa sapere che “le spedizioni sono confermate su tutto il territorio nazionale”.

Lodevole, in questo senso, anche l’iniziativa di molte cantine e vignaioli che hanno potenziato il loro servizio di spedizione e consegna a domicilio per far fronte ad un periodo buio, che si annuncia più lungo del previsto.

Insomma, un mercato del vino stravolto. Non solo da un Prowein 2020 cancellato, così come Vinitaly 2020 e dalla ristorazione ferma. Ma anche dalle difficoltà del consumatore nel procurarsi, qualche volta, l’etichetta preferita.

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Profilo autore

Giacomo Merlotti
Giacomo Merlottig.merlotti@vinialsupermercato.it
Ingegnere per formazione, manager per professione, sommelier per passione. Un amore ardente per il whisk(e)y che fluisce attraverso birra e vino. Grande curiosità e voglia di conoscere, che si traduce in voglia di condividere. Perché condividere la cultura arricchisce tanto chi riceve quanto chi dona. Slàinte!

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