Prosecco Rosè: il Consorzio apre allo spumante base Pinot Nero

Il Prosecco Rosè potrebbe non essere più un illecito. Quella che oggi ha tutti i contorni di una forzatura di marketing potrà tramutarsi in realtà, a partire dalla vendemmia 2019.

Ad aprire al Prosecco in versione rosata (attualmente non contemplata dal disciplinare) è lo stesso Consorzio di Tutela Doc, sulle colonne del Corriere Vinicolo.

“L’idea circola da tempo – ha affermato a Vinitaly il presidente Stefano Zanette (nella foto) – e, qualora dovessimo attuarla, è necessario farlo in un momento di crescita del prodotto, altrimenti verrebbe percepito come ripiego”.

Zanette mette i puntini sulle “i”: “Dico sin d’ora un paio di cose di cui sono fermamente convinto. Primo: deve essere un prodotto di vertice, quindi un completamento premium di gamma e coerente con lo stile organolettico del Prosecco che ne ha decretato il successo finora. Secondo: si dovrà partire dal Pinot nero, già presente tra le varietà ammesse dal nostro disciplinare”.

Per il presidente del Consorzio, il Prosecco Doc Rosè sarebbe utile a “elevare il percepito del nostro prodotto e non mischiarlo con vitigni che non possono far altro che pasticciarne l’identità stilistica che abbiamo costruito”.

Quanto al nome del nuovo sparkling, sempre secondo quanto riferito dal Corriere Vinicolo, “il più gettonato in a Vinitaly era ‘Prosé‘, ma qualcuno ha fatto notare come questo sia un marchio registrato, di cui il Consorzio tra l’altro ha richiesto l’annullamento”.

PRESENTE E FUTURO
Già, perché il Consorzio di Tutela del Prosecco è sempre risultato in prima linea contro gli illeciti. Come quello denunciato proprio da vinialsuper, riguardante il “Prosecco Rosè” presente sulla carta dei vini del ristorante milanese di Belen e Joe Bastianich (qui i dettagli).

Tutti i tentativi di contraffazione – affermava Zanette – rientrano tra i comportamenti lesivi della nostra Denominazione e come tali vanno condannati. Quello denunciato da vinialsupermercato.it non è un caso isolato: il ‘Prosecco Rosè’ rientra fra le tante segnalazioni che continuamente giungono in Consorzio”.

Ora, invece, l’apertura a un’ufficializzazione del Prosecco Rosè. Di fatto, grandi gruppi del Prosecco producono già spumanti “rosati”.

Etichette che affiancato attualmente quelle più conosciute, ma che non possono beneficiare della notorietà del nome del re degli sparkling mondiali.

E’ il caso, per citarne uno su tutti, del “Sergio” di Mionetto: non a caso posto in vendita come “Prosecco Treviso Doc rosè” in un supermercato Iper, la grande i della provincia di Milano (qui l’articolo e le foto).

Un errore dell’insegna Gdo che nulla a che fare con la cantina di Valdobbiadene. Ma che dà la tara alla confusione regnante, anche tra gli addetti del settore.

A pensarci bene, l’eventuale scelta di istituzionalizzare il Prosecco Rosè costituirebbe l’ennesima batosta al territorio italiano più vocato per la produzione di spumanti a base Pinot Nero: l’Oltrepò pavese.

Dalle parti di Pavia, infatti, il marchio “Cruasè” – riservato agli spumanti rosè metodo classico Docg – non è mai decollato. E sono pochissimi i produttori oltrepadani capaci di proporre al mercato etichette charmat di livello, in versione rosè o con la tradizionale vinificazione in bianco del Pinot Nero (qui l’analisi).

Riuscirà il Veneto – ancora una volta – a dare lezioni di marketing all’Italia del vino?

Profilo autore

Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c’è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, dirigo Vinialsuper e WineMag.it (testata dedicata al vino Horeca). Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle cause perse e del blind tasting, vivo l’Informazione come una missione di vita. Anche per questo ci bevo su. Senza guardare l’etichetta.

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