Sella e Mosca, cosa succede? L’ex presidente Carlo Bonomi: “Moretti unico che può salvarla”

Compare tra i vigneti de La Lomellina di Gavi come un dio stanco, Carlo Bonomi. Sorreggendosi su un bastone. E procedendo a passi piccoli, ma decisi e veloci, verso il punto più panoramico delle tenute Marchese Raggio. Ad annunciare il suo arrivo, le folate perpendicolari di due Springer Spaniel.

Mentre i cani da caccia giocano a rincorrersi tra i grappoli dorati di Cortese, ormai pronti per la vendemmia 2018, l’ex patron di Sella e Mosca fa gli onori di casa. O meglio della sua seconda casa, in Piemonte.

Una tenuta acquistata dal Conte Edilio Raggio, Marchese d’Azeglio, bisnonno della moglie, sposata 55 primavere fa. Sedici ettari vitati, trasformati in appena 15 mila bottiglie di assoluta qualità. Non a caso, la sfida di Bonomi è stata sin da subito quella di produrre “il miglior Gavi del Comune di Gavi Docg di sempre”.

“Poche bottiglie, ma bottiglie eccellenti”. Lo ripete come un mantra, aggiustandosi il fedora sul capo ad ogni soffio di vento, che da queste parti sa di terra e di mare. Già, il mare. Quello della vicina Liguria. O della Sardegna. Geograficamente più in là. Ma non certo nei ricordi di Carlo Bonomi. Che ci ha lasciato un pezzo di cuore.

“Mi ritrovai ad amministrare in qualità di presidente la Sella e Mosca per questioni di famiglia. E fu incredibile. Pensare a 620 ettari di vigna in un corpo unico, il vigneto più grande d’Europa, mi fa ancora un certo effetto”, racconta l’imprenditore milanese.

“Recuperai il Vermentino, il Torbato e contribuii ad effettuare alcune bonifiche di terreni. Facevamo anche un blend di Cannonau e Cabernet, il Marchese di Villamarina, di cui vado ancora molto fiero. Oltre al vino producevamo il Mirto, quello più famoso: lo Zedda Piras. Fui io a volere lo stabilimento di Alghero. Poi, abbiamo venduto a Campari“.

“Ma il vino non è una cosa da tutti e i fatti lo dimostrano, nel mondo. Così poi loro sono stati costretti a vendere”.

Segue una lunga pausa. Carlo Bonomi prende tempo prima di rispondere a una constatazione banale: anche lui ha venduto Sella e Mosca. Proprio a Campari. Perché?

Un’operazione da 68,2 milioni di euro, che si conclude nel febbraio del 2002, con corrispettivo pagato in contanti.”Credo di essere un industriale, ma sono anche un marchese e un finanziare. Sella e Mosca aveva raggiunto l’apice assoluto, sotto la mia guida. Ero convinto che non avrebbe più potuto progredire”.

“A pochi anni dall’acquisto – rivela Carlo Bonomi – Campari mi ha chiesto di ricomprare l’azienda. Ho risposto che non sarei stato in grado di risollevarla dallo stato in cui versava in quel momento. E se penso che, prima di andarmene, il Museo di Sella e Mosca aveva raggiunto 50 mila visite annue, mi viene ancora da star male”.

“Ma se c’è uno capace di rimettere a posto Sella e Mosca, quello è proprio Vittorio Moretti. Di questo sono assolutamente convinto”

Bonomi, con questo auspicio, fa un esplicito riferimento ai vini di Sella e Mosca venduti al supermercato. Un rapporto qualità prezzo che è andato a scemare, nel corso degli ultimi anni. E, con esso, il vero (e forse unico) plus del marchio, al di là del grande significato della cantina di Alghero per l’intera Sardegna.

Un comparto, quello della Grande distribuzione organizzata (Gdo), in cui forse neppure Terra Moretti Distribuzione – gruppo che è subentrato alla guida della cantina sarda nel novembre 2016 per 62 milioni, che ha nel portafoglio altre aziende del settore wine, come Bellavista in Franciacorta – crede più di tanto.

E allora perché ostinarsi a frequentare con promozioni accattivanti e presenzialismo sui volantini delle insegne di supermercati un segmento nel quale non si investe con fermezza?

Scarso rispetto del consumatore moderno, dotato di un palato e di una sensibilità diverse rispetto al passato, o necessità di convogliare risorse in altre attività, come il consolidamento dell’export?

Domande che avremmo voluto porre alla famiglia Moretti circa un anno fa, senza però veder mai fissata una data per l’intervista, nonostante le rassicurazioni telefoniche. Chi vivrà, vedrà.

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Profilo autore

Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c’è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, dirigo Vinialsuper e WineMag.it (testata dedicata al vino Horeca). Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle cause perse e del blind tasting, vivo l’Informazione come una missione di vita. Anche per questo ci bevo su. Senza guardare l’etichetta.

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