Sommelier Esselunga “fac totum”: parlano i presidenti Ais, Fisar e Aspi. I sindacati? Muti


MILANO –
“Non siamo in grado di rispondere”. Con queste parole, espresse attraverso il proprio ufficio stampa, la Cgil liquida il caso del dipendente Esselunga assunto con la qualifica di sommelier, ma in realtà impiegato come “fac totum” nel proprio punto vendita.

Non è da meno la Fisascat Cisl, che attraverso l’ufficio stampa milanese ammette di “avere difficoltà nel rilasciare dichiarazioni”. Due risposte che chiariscono, una volta per tutte, quale sia (o non sia) il ruolo dei sindacati nel mondo del lavoro in Italia. Specie nel settore del Commercio.

Che il malcontento dilaghi tra i dipendenti della Grande distribuzione italiana – lo sanno i sindacati? Commenti? Azioni concrete, oltre agli sbandieramenti di piazza? – lo dimostra anche la lettera di un altro commesso Gdo giunta alla nostra redazione, di cui pubblichiamo solo uno stralcio.

“E’ un peccato che i sommelier debbano sbancalare, ma è un peccato ancor più grande che persone laureate in materie scientifiche debbano sbancalare, rifornire a scaffale, pressare i cartoni tutto il giorno per decenni, senza che venga minimamente considerato il loro curriculum, per essere adoperati nelle mansioni a loro spettanti”.

Fortuna allora – almeno in un’ottica di positivo dibattito e confronto sul tema – che esistono le Associazioni Sommelier. Abbiamo interpellato i presidenti Ais, Fisar e Aspi, che assieme raccolgono oltre 52 mila iscritti, professionisti della sommellerie. Questi i loro commenti.

“Non conoscendo il caso specifico – commenta Antonello Maietta, presidente dell’Ais (40.372 tesserati) – non ho troppi elementi di valutazione. Mi limito quindi a considerare genuina la testimonianza. La mia sporadica frequentazione da cliente Esselunga ‘in incognito’ è stata vagamente diversa, trovando sempre disponibilità e competenza.

Quello che certamente non risponde al vero è l’affermazione che ‘i corsi Ais nei punti vendita Esselunga durano generalmente appena 30 ore…’. I corsi Ais hanno sempre e ovunque la stessa durata in termini di programmi e di tempistiche, non avrebbe senso e non sarebbe corretto fare diversamente per rilasciare il medesimo attestato.

Può capitare invece di accorpare alcune lezioni affini nella stessa giornata, per ottimizzare le tempistiche di svolgimento, mantenendo però immutato il numero di ore totali.

Sul fronte di un maggiore riconoscimento del ruolo del sommelier in Gdo si può fare certamente di più. Mi pare tuttavia un passo avanti rispetto ad altre categorie merceologiche, che non beneficiano della stessa attenzione.

Mi viene in mente ad esempio l’Olio Extra Vergine di Oliva, che può vantare anch’esso molte referenze di qualità sugli scaffali della Gdo, ma nessun professionista a consigliarlo. Ci stiamo organizzando”.

Luigi Terzago, presidente della Feredazione italiana Sommelier, Albergatori e Ristoratori (12 mila iscritti complessivi a 50 anni dalla fondazione), dichiara invece:

“Ho letto approfonditamente il vostro articolo che riporta la testimonianza di un sommelier dipendente di un supermercato. A tal riguardo non mi pronuncio perché non conosco gli accordi presi tra le parti in causa, lavoratore e datore di lavoro. In astratto, un sommelier chiamato a prestare servizio dovrebbe svolgere le mansioni proprie di tale figura”.

Sul fronte di un maggiore riconoscimento del ruolo, parto da questo presupposto: la figura del sommelier gode del proprio riconoscimento a prescindere che si trovi a lavorare in un contesto di una cantina o di un supermercato.

I ragazzi studiano sodo per diventare dei bravi sommelier, affrontando una serie di esami non facili da superare, fanno esperienze sul campo e divengono di fatto dei comunicatori del vino. La Gdo e i clienti dei supermercati riconoscono questa figura e apprezzano il servizio offerto che non è relegato solo alla mescita.

In particolare, i consumatori si rivolgono ai nostri ragazzi chiedendo loro consigli sulla scelta dei vini da regalare, da proporre agli amici e parenti, sugli abbinamenti con il cibo… In poche parole, si instaura un rapporto, tra il cliente della Gdo e i sommelier, di confronto e fiducia.

Anche Giuseppe Vaccarini, presidente dell’Associazione sommellier professionisti italiani (Aspi) dice la sua sulla testimonianza del sommelier Esselunga raccolta da Vinialsuper:

“Il dipendente può avere qualche ragione ma deve ricordarsi che sta lavorando in un Supermercato e quindi è anche ‘normale’ che debba caricare/scaricare cartoni del suo reparto. Ma, condivido con il dipendente, non certo quelli di altri reparti. Per analogia, anche il sommelier che lavora in un ristorante ha la medesima incombenza!

Non dimentichiamo poi che la Gdo ha iniziato solo verso fine anni ’90 ad interessarsi del vino sullo scaffale. Il primo supermercato che diede avvio a tale ‘rivoluzione’ fu l’Esselunga con il sig. Leogrande, che per primo ebbe l’idea di dedicare un reparto ai vini scelti dai sommelier. Fu infatti lui a chiedermi di formare alcuni dirigenti che si sarebbero poi dedicati al vino.

Detto questo, credo che la figura del sommelier dovrebbe essere riconosciuta innanzitutto dallo Stato, a livello nazionale. Automaticamente anche la figura del sommelier nella Gdo ne potrebbe godere dal punto di vista delle mansioni e dell’immagine per il pubblico. Va precisato che in Italia la figura del sommelier non è ancora riconosciuta”.

LE ASSOCIAZIONI DI SOMMELIER E LA GDO

Due delle tre associazioni di sommelier interpellate, Ais e Fisar, collaborano da anni con la Gdo. “Per Esselunga – spiega Antonello Maietta – abbiamo organizzato corsi di formazione secondo i nostri consueti standard. Attualmente collaboriamo con Coop Italia per la selezione di tutti i vini della gamma ‘Fior Fiore’, attraverso degustazioni periodiche alla cieca affidate ai nostri migliori professionisti”.

“In questo caso abbiamo riscontrato molta serietà, perché se un vino non supera i nostri test di assaggio viene scartato dalla selezione. Inoltre, sono numerose le altre catene, praticamente quasi tutte, che richiedono la nostra presenza in occasione di eventi specifici. All’orizzonte ci sono altre collaborazioni, sulle quali però dobbiamo mantenere riservatezza, in quanto non sono ancora stati definiti i dettagli”, conclude il presidente Ais.

Luigi Terzago (Fisar) spiega: “Da diversi anni, la nostra Associazione collabora con la Grande distribuzione organizzata per i servizi di sommellerie. Fino ad oggi, le nostre esperienze, con la rete dei supermercati, non hanno fatto emergere problemi“.

Interessante anche il commento di Giuseppe Vaccarini: “Attualmente Aspi non collabora con la Gdo, ma lo auspichiamo per il futuro in quanto abbiamo rilevato che alcune insegne non hanno ben chiaro cosa sia e cosa rappresenti veramente il sommelier“.

“Infatti – continua il referente Aspi – non avendo specifiche conoscenze del nostro settore, si affidano a personalità improvvisate, non adeguatamente preparate, pensando così di impressionare i propri clienti con proposte che non sono certamente degne del nome che portano”.

I SOMMELIER NELLA RISTORAZIONE

Il luogo dove è più facile incontrare il sommelier resta comunque la ristorazione. Anche in questo settore, spesso, la figura non è valorizzata a dovere e viene spessa confusa (anche a livello di retribuzione) con quella del cameriere.

Per Maietta (Ais), “questo fa parte dell’evoluzione professionale, come in tutti i settori, perché non si intraprende nessuna professione iniziando dal vertice. Fatte le debite proporzioni, nessuno affiderebbe a un ragioniere neodiplomato la direzione amministrativa di una multinazionale”.

Luigi Terzago, entrato in carica da pochi mesi, è invece intenzionato a prendere in mano la situazione: “Ho più volte posto l’accento sulla questione – dichiara – e cercheremo, come Fisar, di sensibilizzare gli organi politici competenti, al fine di far porre la giusta attenzione sulla figura del sommelier per veder riconosciuta una tutela specifica della professionalità”.

“Trovo curioso che in Italia, che è uno dei più grandi produttori di vino, non si prenda in dovuta considerazione una figura quale quella del sommelier che fa da trade union fra il produttore e il consumatore”, aggiunge Terzago.

“Non conosco sommelier inquadrati come camerieri – afferma invece Giuseppe Vaccarini – in Italia i sommelier che lavorano nella ristorazione sono poche decine ed in genere sono inquadrati al III livello”.

“Non essendoci ancora un riconoscimento giuridico della professione di sommelier, è difficile ottenere qualifiche più importanti nello specifico ruolo e, anzi, è più facile assistere alla situazione opposta, ovvero camerieri che svolgono le mansioni di un sommelier, pur non avendo, ovviamente, un’adeguata preparazione”.

“Il vero sommelier, infatti – aggiunge il presidente Aspi – possiede competenze specifiche e approfondite su tutto il mondo delle bevande e dei loro abbinamenti coi cibi, che si estendono anche agli aspetti manageriali della professione. Si tratta di competenze che si acquisiscono solo con anni di studio e di esperienza sul campo”.

I GIOVANI ASPIRANTI SOMMELIER
Ai giovani aspiranti sommelier, i presidenti Ais, Fisar e Aspi rivolgono precise parole. “Studiate molto – suggerisce Antonella Maietta – girate parecchio e fate tanta esperienza. Senza dimenticare mai che questo tipo di lavoro richiede enormi sacrifici, ma le gratificazioni e le soddisfazioni sono infinitamente più elevate”.

Luigi Terzago sottolinea l’importanza della formazione. “Frequentare un corso per sommelier rappresenta un’opportunità per tutti coloro che si interessano di enogastronomia. Gli abbinamenti tra vino e cibo sono fonte di emozioni e sorprese. Chi desidera lavorare in questo settore deve studiare molto; impegnarsi con dedizione e passione anche al fine di trovare uno sbocco professionale”.

“Per diventare sommelier – ammonisce Giuseppe Vaccarini – non bastano certo alcuni corsi che, nella maggior parte dei casi, sono adattati per gli appassionati e non per chi vuole veramente intraprendere la professione”. “L’ideale per un giovane è iniziare lo studio in una scuola alberghiera al fine di crearsi le basi del lavoro, che sono assolutamente indispensabili, per poi specializzarsi nelle bevande (quindi non solo vino), scegliendo attentamente quali e quanti corsi frequentare”.

Proprio per questo Aspi ha pensato ad uno specifico iter formativo articolato in tre step (corsi di I e II livello, Percorso di Tutorato) che permettono di ottenere certificazioni riconosciute a livello internazionale a chi vuole fare della sommellerie la propria professione.

“Aspi – ricorda Vaccarini – è l’unica associazione italiana ad essere membro di Asi – Association de la Sommellerie Internationale. Inoltre, incoraggiamo a frequentare corsi di approfondimento, sia in Italia che all’estero, senza mai dimenticare i continui e costanti aggiornamenti. È un tirocinio che può durare più di qualche anno ma che poi potrà restituire grandi soddisfazioni in termini di professionalità, carriera e compenso economico”.

Profilo autore

Davide Bortone
Davide Bortoned.bortone@vinialsupermercato.it
Nato con la penna in mano, poi c’è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, dirigo Vinialsuper e WineMag.it (testata dedicata al vino Horeca). Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle cause perse e del blind tasting, vivo l’Informazione come una missione di vita. Anche per questo ci bevo su. Senza guardare l’etichetta.

Commenti

commenti