Tutte le strade (del vino) portano al vino in lattina: il caso Mad Bubbles

EDITORIALE – Vino in lattina, uno scandalo? No. Semplicemente il futuro, verrebbe da dire mettendo il naso fuori dall’Italia. Se è difficile pensare a un movimento che scardini in tempi stretti i pregiudizi su questo “format” nel Bel paese, i mercati più giovani e dinamici d’Europa – per non parlare degli Usa – dimostrano che è solo questione di tempo.

Tutte le strade del vino portano al vino in lattina, un po’ come le strade del Prosecco Doc sembravano condurre ormai da anni al Prosecco Doc Rosé, divenuto realtà col matrimonio tra l’autoctona Glera e l’internazionale Pinot Noir. Per non parlare della richiesta attuale di Barolo col tappo a vite. Perché non iniziare, dunque, a ragionare in prospettiva e senza preconcetti?

In Ungheria, Paese in cui la viticoltura sta attraversando un momento di estrema vivacità, anche grazie alla linfa vitale di nuove realtà che si sono affacciate con professionalità sul panorama vitivinicolo nazionale, il vino in lattina è protagonista sui volantini dei supermercati, per di più miscelato con l’acqua frizzante. Una bevanda molto in voga tra i magiari, che prende il nome di fröccs.

La notizia è che una prestigiosa cantina della regione del Tokaji ha iniziato a produrlo e commercializzarlo in Gdo, senza vergogna. Anzi, entrando a gamba tesa (ovvero con un prezzo premium) nel segmento del vino in lattina ungherese, popolato da colossi concentrati sui grandi volumi e i grandi formati (Grape-Vine Bortermelő és Kereskedelmi Kft con la sua linea primo prezzo La Fiesta, per citarne uno).

A pagina 7 del flyer dell’insegna Auchan, tra le offerte valide dal 4 al 17 giugno 2020, fanno infatti il loro esordio le Mad Bubbles di Mad Wine Borászat (6,8% vol.). Si tratta di due prodotti, distinti dal residuo zuccherino: “Dry bubbles” e “Semi-sweet bubbles”, in vendita a 279 fiorini – l’equivalente di 81 centesimi di euro – per la latta da 0,25 l (3,22 euro al litro).

Un’operazione stata studiata nel dettaglio prima dell’approdo sugli scaffali della Grande distribuzione: “Abbiamo iniziato a sviluppare questi nuovi prodotti l’anno scorso – spiega a Vinialsupermercato.it Tamás Nagy, brand ambassador di Mad Wine Borászat – in vista del lancio di questi giorni, per un totale di 250 mila lattine di Mad Bubbles, nelle due tipologie”. Un progetto destinato a crescere.

“Prevediamo di produrne una quantità molto più elevata – conferma Nagy – anche perché saranno reperibili anche nel nostro negozio online, nel nostro ristorante-bistrot e nel nostro hotel. Trattandosi di prodotti nuovi di zecca, stiamo discutendo con grossisti, ipermercati e catene di supermercati come Lidl, Aldi, Coop e Metro. Le Mad Bubbles saranno la hit dell’estate 2020!”.

Secondo la descrizione della cantina, si tratta appunto di “extremely refreshing, fruity and vivid summer drink with lots of bubbles, ideal for garden parties, picnins, sport events and concerts“. In sintesi, bevande estive con le “bollicine”, estremamente rinfrescanti e fruttate, perfette per feste in giardino, picnic, eventi sportivi e concerti.

“Le Mad Bubbles – sottolinea ancora il brand ambassador di Mad Wine Borászat – riflettono la nostra filosofia, secondo cui ‘L’innovazione incontra la tradizione”. Con questo ‘spritzer premium’ vorremmo raggiungere le nuove generazioni e introdurle al consumo di vino di qualità. Le vediamo come un modo per aprire ai giovani le porte della cultura del vino, che fa parte della nostra vita da secoli”.

“Le Mad Bubbles hanno un contenuto di alcol moderato e vengono prodotte senza additivi o zuccheri aggiunti. Risultano quindi molto più naturali e più sane della maggior parte dei prodotti in lattina che i MIllennials sono abituati a consumare. I vini di Mad Wine hanno ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali: per la produzione delle Mad Bubbles abbiamo scelto il vino di alta qualità più appropriato per uno spritzer”, chiosa il portavoce della cantina ungherese.

Di fatto, il fröccs fa parte del patrimonio nazionale ungherese, tra le specialità elencate nel prestigioso Hungaricum. “In Ungheria – precisa Tamás Nagy – è risaputo che i buoni fröccs possono essere prodotti solo con buon vino e con precise proporzioni di vino e soda. Il risultato richiede competenza nella preparazione”.

Ancora più nel dettaglio, il marketing delle Mad Bubbles gioca con la parola “Mad” su almeno tre fronti: in primis richiamando il nome della cantina e il suo logo (interessante la scelta, volta a dare solidità al progetto sin dagli esordi); poi quello del villaggio di 2.700 abitanti dell’areale di produzione del Tokaji, Mád (scritto con l’accento acuto sulla ‘a’), dove ha sede l’azienda; infine strizzando l’occhio alla parola inglese “mad”, che significa “pazzo“.

Colpisce, su tutti, il riferimento alla zona di produzione del noto vino dolce ungherese, in bella vista su un vino in lattina con le bollicine. C’è di più. La scritta “totally” accostata a “Mad” rimanda all’idea di un progetto tanto innovativo da poter sembrare “totalmente folle”.

Ma “totally Mad” fa anche pensare a quanto il vino in lattina possa costituire una delle chiavi del futuro del vino di Mád. Dentro quella latta, sembra voler suggerire la grafica, c’è “totalmente Mad” (“totally Mad“), mica qualcos’altro.

L’anima del territorio di Mád si ritrova nell’assemblaggio delle uve Furmint, Hárslevelű e Sárga muskotály (Moscato Giallo) abbinata allo spirito rivoluzionario, coraggioso e controcorrente della cantina Mad Wine.

Tradizione e innovazione, per l’appunto. Un concetto che risulta chiaro nelle parole che il titolare di Mad Wine Borászat, Károly Kovács, usa per presentare la cantina al mondo intero, sul sito web ufficiale della winery-

“It was a long way to get there. This can seem unreal but the grape and wine was not part of my life until the 54th year of my life.Now close to 64 I proudly assume that these two things became a determinative part of my life.

If you would like to know why I say that I suggest to visit Mád. You can not find a place anywhere where tradition and the 21st century walks hand in hand like there. We should know that we can not treat the 21st century like the previous ones. Try to live the future not the past!”.

Traduzione: “Arrivare fin qui non è stato semplice. Potrà non sembrare vero, ma l’uva e il vino non facevano parte della mia vita fino al mio 54° compleanno. Dieci anni dopo, con orgoglio posso affermare che queste due cose siano diventate una parte determinante della mia vita”.

“Se vuoi sapere perché – continua il patron di Mad Wine, Károly Kovács – ti suggerisco di visitare Mád. Non c’è altro posto dove la tradizione e il 21° secolo camminano mano nella mano, come qui. Dovremmo essere tutti consapevoli che non possiamo trattare il 21° secolo come i precedenti. Cerca di vivere il futuro, non il passato!”. Più che una presentazione e un invito in cantina, un mantra. Amen.

Profilo autore

Davide Bortone
Davide Bortone
Nato con la penna in mano, poi c’è finito pure un calice. Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo oggi Vinialsuper.it e WineMag.it. Segno Vergine allergico alle ingiustizie, innamorato delle cause perse e del blind tasting, vivo il mestiere come una missione e una delle più alte forme di altruismo. Edito con cadenza annuale la guida ai migliori vini Gdo, in collaborazione con la redazione.

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